Natasha Lyonne a Riccione, dagli esordi da bambina alla rinascita con Russian Doll

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Natasha Lyonne ha raccontato a Riccione gli esordi da attrice bambina, il trauma familiare e le dipendenze superate. L’incontro all’Italian Global Series Festival è diventato uno show tra confessioni, ironia e difesa dell’autonomia creativa.

Natasha Lyonne
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Natasha Lyonne ha raccontato a Riccione di essere entrata nel mondo dello spettacolo a soli quattro anni, quando la madre la accompagnò alla prima audizione. Un’esperienza che l’attrice considera all’origine di molte difficoltà vissute negli anni successivi e che oggi la porta a criticare duramente il sistema degli attori bambini.

Durante l’incontro con il critico Oscar Cosulich all’Italian Global Series Festival, l’attrice, sceneggiatrice, regista e produttrice statunitense ha definito quel settore un ambiente fondato sull’apparenza e su dinamiche che i minori non possono comprendere né scegliere. «Non ho mai acconsentito a nulla di questa follia», ha detto ripensando ai primi anni della sua carriera.

Lyonne ha ricordato che la madre considerava normale portare i figli ai provini, avendo già seguito lo stesso percorso con il fratello. Ha citato anche una fotografia della sua infanzia, ancora diffusa online, nella quale appare distesa su un letto decorato con seta, velluto e perline. Un’immagine che oggi osserva con disagio, chiedendosi come sia stato possibile coinvolgere una bambina in situazioni simili.

Il racconto ha toccato anche i problemi personali affrontati da adulta. Lyonne ha parlato della diagnosi di disturbo da stress post-traumatico e delle dipendenze che hanno segnato una parte della sua vita. La terapia e il programma dei dodici passi, ha spiegato, le hanno permesso di rileggere il passato e di affrontare le conseguenze di un’infanzia instabile.

L’attrice ha descritto le proprie origini come un intreccio di culture e tradizioni differenti. Nipote di sopravvissuti alla Shoah provenienti dall’Europa orientale e figlia di ebrei russi di Brooklyn, è cresciuta tra ambienti religiosi e sociali molto diversi. Il passaggio da una scuola ebraica ortodossa a un istituto presbiteriano ha contribuito, secondo Lyonne, a formare il suo modo di osservare le persone e il mondo.

Una svolta professionale è arrivata con Russian Doll, la serie che le ha consentito di ottenere maggiore libertà nelle scelte creative. Insieme ad Amy Poehler e Leslye Headland, Lyonne ha lavorato in una squadra di sceneggiatrici composta interamente da donne, costruendo uno spazio nel quale sviluppare idee senza sottostare alle consuete gerarchie dell’industria.

Quell’esperienza le ha mostrato anche le differenze nel trattamento riservato a uomini e donne sul lavoro. A suo giudizio, l’autorevolezza maschile viene accettata più facilmente, mentre una donna in una posizione di comando è spesso sottoposta a continui giudizi sul carattere, sul comportamento e sulla capacità di reggere la pressione.

Parlando del lavoro da produttrice, Lyonne ha spiegato di avere imparato a non controllare ogni fase e ogni risultato. Lo schermo, ha aggiunto, rappresenta per lei una protezione e uno strumento attraverso il quale osservare la realtà. La creatività è diventata così un modo per trasformare il trauma in racconto e dare forma alle esperienze vissute.

L’appuntamento di Riccione si è progressivamente trasformato in una performance improvvisata. Dopo le prime domande, Lyonne ha lasciato la poltrona e ha coinvolto giornalisti, studenti e spettatori, alternando battute, confessioni e momenti vicini alla stand-up comedy. Alla domanda su quando avesse deciso di diventare attrice, ha risposto con ironia di non averlo ancora stabilito e di poter cambiare idea da un giorno all’altro.

Natasha Lyonne Monologue - SNL

Video Natasha Lyonne Monologue - SNL
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