Usa e Iran verso una lunga escalation, traffico quasi fermo nello Stretto di Hormuz

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Gli Stati Uniti preparano una possibile escalation prolungata con l’Iran, mentre i nuovi raid bloccano quasi del tutto il traffico nello Stretto di Hormuz. Washington valuta altre misure e Israele mantiene le forze in allerta.

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Gli Stati Uniti si preparano a un confronto prolungato con l’Iran, mentre la ripresa degli attacchi tra Washington e Teheran ha ridotto quasi a zero il traffico navale nello Stretto di Hormuz. La crisi minaccia uno dei principali corridoi energetici mondiali e costringe compagnie, assicuratori e acquirenti a rivedere rotte e operazioni.

Il presidente Donald Trump ha riunito i vertici della sicurezza nazionale per valutare le prossime mosse. Secondo funzionari statunitensi citati dall’emittente israeliana Channel 12, le operazioni potrebbero durare da pochi giorni fino a un mese, in base alla condotta iraniana e agli eventuali nuovi attacchi contro le navi commerciali.

Tra le misure considerate figura il ripristino del blocco navale dei porti iraniani, ipotesi già richiamata pubblicamente da Trump. Al momento non risulta adottata una decisione definitiva. Washington, inoltre, non sembrerebbe intenzionata a chiedere un coinvolgimento diretto di Israele nella nuova fase dei combattimenti.

Le autorità israeliane hanno comunque rafforzato la preparazione militare. Tra gli scenari esaminati c’è un possibile attacco iraniano contro le basi di Nevatim e Ramon, utilizzabili anche dagli aerei americani. Prosegue intanto il coordinamento tra le Forze di difesa israeliane e il Comando centrale degli Stati Uniti.

La nuova escalation ha avuto conseguenze immediate sulla navigazione. Dopo una parziale ripresa registrata all’inizio della settimana, il passaggio delle petroliere è quasi cessato. I dati di tracciamento hanno rilevato soltanto poche imbarcazioni, comprese due petroliere iraniane vuote dirette nel Golfo e una nave carica di gas di petrolio liquefatto in uscita lungo la costa dell’Oman.

Il 6 luglio erano state registrate 36 traversate, salite a 41 il giorno successivo, valori vicini alla media settimanale di circa 40 passaggi quotidiani. La situazione è peggiorata dopo i nuovi raid e gli attacchi alle navi, spingendo alcuni comandanti a invertire la rotta e altri equipaggi a disattivare i sistemi automatici di identificazione per ridurre i rischi.

Durante la tregua, Teheran avrebbe accelerato le esportazioni dall’isola di Kharg, principale terminal petrolifero iraniano. Secondo le stime degli analisti marittimi, in una sola notte sarebbero stati caricati almeno 10 milioni di barili di greggio e carburanti. Circa 63 milioni di barili di petrolio iraniano si troverebbero ora in mare.

La revoca della deroga statunitense sulle esportazioni di greggio iraniano aumenta anche il rischio di sanzioni secondarie per operatori, assicuratori e acquirenti coinvolti nei carichi. L’incertezza normativa e militare rende più difficile ottenere coperture assicurative e organizzare il transito attraverso il Golfo Persico.

La Marina dei Guardiani della Rivoluzione attribuisce agli attacchi americani le difficoltà nella riapertura dello Stretto. I Pasdaran sostengono di aver riportato il traffico a circa la metà dei livelli precedenti alla guerra e affermano di voler aumentare la capacità riservata alle navi autorizzate a seguire le rotte indicate dall’Iran.

Il Centcom respinge però la pretesa iraniana di controllare i corridoi di navigazione. Il comando statunitense afferma che, dall’inizio di maggio, le proprie forze hanno contribuito al passaggio sicuro di oltre 800 navi commerciali e al trasporto di 380 milioni di barili di greggio attraverso lo Stretto.

Israele mantiene intanto le forze armate in stato di allerta. Il ministro della Difesa Israel Katz ha dichiarato che il Paese è pronto a colpire nuovamente l’Iran, anche per una terza volta e con maggiore potenza, qualora la situazione lo richiedesse.

Il primo ministro Benjamin Netanyahu ha aggiunto che la campagna non può essere considerata conclusa. Il governo israeliano ritiene indebolita la rete di alleanze regionali di Teheran, ma continua a prepararsi a un possibile allargamento delle ostilità e a nuovi attacchi sul territorio iraniano.

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