Meloni al vertice Nato di Ankara, difesa sostenibile e nessun passo indietro su Trump

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Giorgia Meloni chiude il vertice Nato di Ankara confermando gli impegni italiani sulla difesa, ma lega tempi e priorità all’interesse nazionale. La premier difende anche la linea con Trump e rilancia l’autonomia europea.

Giorgia Meloni
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Giorgia Meloni ha chiuso il vertice Nato di Ankara rivendicando la linea italiana sulla sicurezza: Roma intende rispettare gli impegni assunti nell’Alleanza, ma vuole farlo con tempi, strumenti e priorità decisi in base all’interesse nazionale e alla sostenibilità dei conti pubblici.

La presidente del Consiglio ha escluso una corsa agli armamenti senza una strategia chiara. Secondo Meloni, l’Italia deve rafforzare la propria difesa, ma gli investimenti devono produrre ricadute dirette sul sistema industriale nazionale, sulla ricerca e sulle filiere considerate essenziali.

Il tema della spesa è stato uno dei punti centrali della conferenza stampa finale. La premier ha indicato per l’Italia una quota pari al 2,8% del prodotto interno lordo destinata a difesa e sicurezza, con un aumento rispetto all’anno precedente. Un dato che, nella lettura del governo, comprende una visione più ampia della sicurezza nazionale.

Meloni ha collegato la difesa anche alla protezione delle infrastrutture critiche, alla sicurezza energetica, alla cybersicurezza e alla tutela dei dati di cittadini, imprese e pubbliche amministrazioni. Per la premier, questi settori incidono sulla vita quotidiana e non possono essere separati dalla capacità di un Paese di proteggersi.

Nel suo intervento ha insistito anche sul controllo delle catene produttive. Aumentare le risorse, ha spiegato, non basta se l’Italia rischia poi di finanziare nuove dipendenze dall’estero. Per questo, la scelta su cosa acquistare e dove investire dovrà tenere conto della sovranità tecnologica e industriale.

Un altro passaggio atteso riguardava il rapporto con Donald Trump, segnato dalle tensioni delle ultime settimane. Meloni ha evitato di riaprire la polemica sul post pubblicato dal presidente degli Stati Uniti, ma ha difeso la scelta politica di mantenere saldo il rapporto con Washington.

La premier ha detto di non pentirsi della strategia seguita con la Casa Bianca. Ha spiegato di aver investito sull’unità dell’Occidente per convinzione politica, non per ragioni personali, e ha ricordato che questa linea era stata adottata anche con altri interlocutori internazionali.

Meloni ha riconosciuto alcune affinità con Trump su temi come immigrazione e critica alla cultura woke, ma ha chiarito che la bussola resta l’interesse italiano. La relazione con il presidente americano, ha aggiunto, non modifica l’obiettivo di rafforzare il legame tra Europa e Stati Uniti.

Dal vertice, secondo la presidente del Consiglio, è arrivato il messaggio di una Nato compatta nonostante le tensioni interne e il confronto sulla ripartizione dei costi. L’Alleanza, ha detto, deve restare capace di difesa e deterrenza davanti a uno scenario di sicurezza che cambia rapidamente.

Durante la giornata ad Ankara, Meloni ha incontrato anche Volodymyr Zelensky. Al presidente ucraino ha confermato il sostegno dell’Italia a Kiev, precisando che il governo continua a valutare le diverse forme di aiuto possibili.

La premier ha avuto inoltre un colloquio con Recep Tayyip Erdogan, padrone di casa del summit. Nel bilaterale sono stati affrontati i dossier della cooperazione tra Italia e Turchia, dalla difesa al contrasto dell’immigrazione illegale.

Sulla sicurezza europea, Meloni ha rilanciato la necessità che l’Unione assuma maggiore responsabilità. L’Europa, ha affermato, deve essere in grado di garantire la propria sicurezza senza dipendere da altri, perché la questione riguarda prima di tutto la sovranità.

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