Iran e Stretto di Hormuz, gli Usa offrono fondi congelati per fermare i pedaggi

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Gli Stati Uniti offrono all’Iran lo sblocco di fondi congelati per fermare i pedaggi nello Stretto di Hormuz. Teheran respinge la proposta e rivendica il controllo della rotta, mentre Oman e Paesi del Golfo cercano un accordo.

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Gli Stati Uniti hanno proposto all’Iran l’accesso a una parte dei fondi bloccati all’estero per ottenere un impegno concreto sulla libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz. L’offerta punta a evitare l’introduzione di pedaggi sulle navi che attraversano una delle rotte energetiche più delicate al mondo.

La risposta di Teheran, però, resta negativa. Il governo iraniano continua a rivendicare un ruolo diretto nella gestione dello Stretto e considera insufficiente la ricompensa economica offerta da Washington. Nei colloqui indiretti tenuti a Doha, con la mediazione anche dell’Oman, gli inviati statunitensi avrebbero legato lo sblocco di miliardi di dollari alla rinuncia iraniana a imporre tariffe di transito.

Secondo il quadro emerso dai negoziati, i fondi congelati iraniani all’estero ammonterebbero a circa 100 miliardi di dollari, anche se le stime variano. Teheran mira invece a incassare entrate consistenti attraverso servizi di sicurezza, assistenza alla navigazione e tutela ambientale nello Stretto. Le somme ipotizzate arrivano fino a 40 miliardi di dollari l’anno.

Il viceministro degli Esteri iraniano Kazem Gharibabadi, rientrato da Doha, ha ribadito che Hormuz è sotto il comando dell’Iran e non degli Stati Uniti. La posizione conferma la volontà di Teheran di mantenere una leva politica ed economica sulla rotta, respingendo le pressioni americane e le obiezioni dei Paesi del Golfo.

Oman sta lavorando a una formula alternativa. Il piano prevede un fondo alimentato da contributi volontari di compagnie petrolifere e società di navigazione, destinato a finanziare servizi marittimi senza introdurre un pedaggio obbligatorio. Muscat ha già sondato alcuni operatori del settore, ma l’Iran non ha accettato la proposta perché non garantirebbe pagamenti diretti.

Anche tra i Paesi del Golfo restano dubbi sulla tenuta del progetto. Le perplessità riguardano sia la gestione pratica dello Stretto sia la capacità iraniana di garantire servizi stabili e credibili lungo la rotta. Alcuni funzionari temono inoltre che un fondo, pur presentato come volontario, possa essere letto come una forma mascherata di pedaggio a beneficio di Teheran.

La tensione è arrivata anche al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. L’ambasciatore statunitense Michael Waltz ha accusato l’Iran di ostacolare la navigazione e di mettere sotto pressione l’economia mondiale. Washington chiede a Teheran di fermare le azioni contro i Paesi vicini e di garantire il passaggio delle navi commerciali.

Per gli Stati Uniti, la disponibilità diplomatica non resterà aperta senza limiti. Waltz ha avvertito che la pazienza del presidente Donald Trump non è illimitata, pur lasciando aperta la strada a un’intesa. Il nodo resta la stessa domanda che blocca il negoziato: chi può controllare Hormuz e a quali condizioni le navi potranno attraversarlo.

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