Omicidio Signorile a Bari, Barcellona resta in carcere dopo la confessione
Alessandro Barcellona resta in carcere dopo la confessione dell’omicidio di Alessandro Signorile, ucciso a Bari il 30 giugno in via De Marinis: per la gip il delitto sarebbe nato dalla gelosia per una relazione telefonica.
Alessandro Barcellona resterà in carcere per l’omicidio di Alessandro Signorile, il 38enne ucciso a colpi di pistola il 30 giugno nel quartiere Carbonara di Bari. La gip Paola Angela De Santis ha convalidato il fermo della guardia giurata barese di 40 anni e ha disposto la custodia cautelare, dopo l’interrogatorio di garanzia in cui l’uomo ha confermato la confessione già resa agli investigatori.
Secondo la ricostruzione dell’inchiesta, coordinata dalla pm Larissa Catella, Signorile si trovava in via De Marinis in sella alla sua bici elettrica quando Barcellona lo avrebbe raggiunto in moto con il volto coperto. L’indagato avrebbe impugnato la pistola d’ordinanza, una calibro 9, ed esploso quattro colpi. Uno ha raggiunto la vittima alla testa, provocandone la morte.
Davanti alla giudice, assistito dagli avvocati Nicola Quaranta e Stefano Remine, Barcellona avrebbe ricostruito anche le frasi pronunciate negli istanti dell’agguato. Prima di sparare avrebbe detto a Signorile che aveva “finito di divertirsi”. Subito dopo il delitto, secondo gli atti, avrebbe contattato alcuni familiari sostenendo di aver fatto ciò che riteneva necessario.
Il movente indicato dagli investigatori è la gelosia. Alla base dell’omicidio ci sarebbe una relazione telefonica tra Signorile e la compagna di Barcellona, scoperta mesi prima. La sera precedente al delitto, la donna avrebbe comunicato alla guardia giurata l’intenzione di chiudere la loro relazione, aggravando una tensione già emersa nei rapporti tra i due uomini.
Nelle comunicazioni successive agli spari, finite nel fascicolo dell’indagine, Barcellona avrebbe ammesso con i parenti di essere stato visto da molte persone e di non avere più vie d’uscita. In uno dei messaggi avrebbe parlato dell’alternativa tra costituirsi e togliersi la vita. La preoccupazione dei familiari ha portato all’allarme alle forze dell’ordine, che lo hanno poi rintracciato e fermato.
Al momento del blocco, l’uomo aveva ancora con sé l’arma che gli investigatori ritengono compatibile con i bossoli recuperati sulla scena del delitto. Le immagini delle telecamere di videosorveglianza e le testimonianze raccolte nel quartiere Carbonara sono state considerate elementi decisivi per ricostruire la dinamica dell’agguato e confermare il quadro accusatorio.
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