Nessy Guerra portata in commissariato al Cairo, l'appello all'Italia per tornare con la figlia
Nessy Guerra, 27enne di Sanremo bloccata in Egitto con la figlia di tre anni, è stata portata in commissariato di notte e poi rilasciata. Ora chiede protezione all’Italia e il rientro a casa, mentre Roma punta alla grazia.
Nessy Guerra è tornata nella sua abitazione in Egitto con la figlia di tre anni, ma resta vincolata a non lasciare il domicilio fino alla fine dei procedimenti giudiziari. La 27enne di Sanremo, condannata nel Paese per adulterio dopo una denuncia dell’ex marito Tamer Hamouda, chiede ora una protezione concreta all’Italia e la possibilità di rientrare con la bambina.
La donna ha raccontato che la polizia si è presentata alla porta nel cuore della notte. Erano circa le tre quando qualcuno ha citofonato con insistenza. Guerra ha temuto che fosse l’ex marito, poi ha scoperto che si trattava di agenti. Le sarebbe stato ordinato di vestirsi rapidamente e di seguire le autorità in commissariato insieme alla figlia.
Per la bambina, ha spiegato la madre, quelle ore sono state traumatiche. La piccola è stata svegliata all’improvviso e portata in un ufficio di polizia tra divise, persone ammanettate e urla. Guerra sostiene di non sapere come spiegare a una figlia di tre anni una notte simile e ripete che la bambina non dovrebbe vivere nella paura.
Secondo quanto riferito dalla 27enne, il trasferimento sarebbe stato legato alla richiesta dell’ex marito di vedere la minore. Guerra ha chiesto di visionare l’atto che autorizzava l’intervento, ma non avrebbe ricevuto risposte chiare. Ha anche raccontato di essersi opposta quando qualcuno avrebbe tentato di prenderle il telefono, perché voleva contattare i suoi avvocati.
Dopo l’intervento diplomatico italiano, la donna e la figlia sono state rilasciate e hanno fatto rientro a casa. La situazione, però, non è risolta. Guerra ha firmato un documento con cui si impegna a non abbandonare l’abitazione fino alla conclusione dei processi. La casa, che prima doveva restare riservata, non è più considerata sicura dalla donna, che teme di poter essere raggiunta dall’ex marito.
Per questo la sanremese chiede di essere messa al riparo con la bambina, anche in una sede collegata all’ambasciata italiana al Cairo. La risposta ricevuta, secondo il suo racconto, sarebbe stata negativa. Guerra continua a sperare nella grazia presidenziale e in un intervento delle autorità italiane per consentire a lei e alla figlia di lasciare l’Egitto.
Il caso resta aperto sul piano giudiziario e diplomatico. Il ministero degli Esteri italiano ha seguito la vicenda attraverso l’ambasciata al Cairo, mentre Roma lavora alla richiesta di grazia e al rientro della donna. Guerra vorrebbe parlare direttamente con Antonio Tajani per spiegare che il rilascio non basta: essere a casa, senza poter uscire e con la paura di un nuovo intervento, per lei non significa sentirsi libera.
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