Corte Suprema Usa, via libera al divieto per le atlete transgender negli sport femminili
La Corte Suprema degli Stati Uniti ha confermato la validità delle leggi di Idaho e West Virginia che escludono le atlete transgender dalle competizioni sportive femminili scolastiche. La decisione rafforza la linea sostenuta da Donald Trump e avrà effetti anche in altri Stati con norme simili.
La Corte Suprema degli Stati Uniti ha stabilito che gli Stati possono vietare alle atlete transgender di partecipare alle competizioni sportive femminili nelle scuole e nelle università pubbliche. La decisione conferma la legittimità delle norme già in vigore in Idaho e West Virginia e rappresenta un successo politico per il presidente Donald Trump, che aveva inserito il tema tra le priorità della sua agenda.
La sentenza è stata scritta dal giudice Brett Kavanaugh. La maggioranza conservatrice della Corte ha ritenuto che le leggi contestate non violino la clausola di uguale tutela prevista dal 14° Emendamento della Costituzione statunitense. I giudici hanno inoltre stabilito all'unanimità che tali disposizioni non contrastano con il Title IX, la legge federale che vieta le discriminazioni basate sul sesso nell'ambito dell'istruzione.
I ricorsi erano stati presentati da Becky Pepper-Jackson, studentessa transgender del West Virginia, e da Lindsay Hecox, studentessa dell'Idaho, che contestavano l'esclusione dalle squadre sportive femminili sostenendo che le norme fossero discriminatorie. Con questa decisione la Corte ha ribaltato le precedenti pronunce favorevoli alle ricorrenti.
Dopo la pubblicazione della sentenza, Donald Trump ha commentato il verdetto con un messaggio pubblicato su Truth Social, definendolo una «grande vittoria» e sostenendo che la decisione pone fine alla partecipazione di atleti nati di sesso maschile nelle competizioni sportive femminili.
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