PlayStation elimina oltre 550 film acquistati, cresce il dibattito sui diritti dei contenuti digitali
Sony rimuoverà dal 1° settembre 2026 oltre 550 film acquistati dagli utenti PlayStation in diversi Paesi europei, senza prevedere rimborsi. La decisione, legata alla scadenza degli accordi con StudioCanal, riapre il dibattito sui limiti della proprietà dei contenuti digitali.
Sony ha comunicato che dal 1° settembre 2026 numerosi film distribuiti da StudioCanal non saranno più disponibili nelle librerie video degli utenti PlayStation interessati dal provvedimento. Chi aveva acquistato questi titoli perderà l'accesso ai contenuti e, allo stato attuale, non è previsto alcun rimborso o credito sostitutivo.
L'elenco comprende 551 film, tra cui opere molto conosciute come Terminator 2, Apocalypse Now, Mulholland Drive, Moonlight e Dal tramonto all'alba. L'azienda attribuisce la rimozione alla conclusione degli accordi di licenza con StudioCanal, senza annunciare soluzioni alternative per i clienti coinvolti.
La vicenda riporta al centro una questione che riguarda l'intero mercato dei contenuti digitali. Anche quando un prodotto viene indicato come acquistato, l'accesso può dipendere dalla validità degli accordi tra la piattaforma e i detentori dei diritti. Alla scadenza delle licenze, il contenuto può quindi essere rimosso dalla disponibilità dell'utente.
PlayStation aveva introdotto la vendita di film e programmi televisivi nel 2008, durante la generazione PS3. Negli anni successivi alcune funzionalità, come il trasferimento dei contenuti su altri dispositivi, sono state eliminate e nel 2021 Sony ha interrotto definitivamente la vendita di film e serie TV attraverso il PlayStation Store.
Non è la prima volta che si verifica una situazione simile. Nel 2023 la società aveva annunciato la rimozione di alcuni contenuti Discovery, salvo poi raggiungere un nuovo accordo che ne aveva consentito il mantenimento nelle librerie digitali. Resta da capire se anche in questo caso possano arrivare nuovi accordi capaci di evitare la cancellazione dei film interessati.
Il caso alimenta inoltre il confronto sul funzionamento del DRM e sulla trasparenza delle piattaforme digitali. Associazioni di consumatori e utenti chiedono da tempo informazioni più chiare sulle limitazioni legate alle licenze, così da permettere agli acquirenti di conoscere in anticipo l'effettiva durata dell'accesso ai contenuti pagati.
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