Hezbollah contro l'accordo Israele-Libano, proteste a Beirut e raid nel sud
Hezbollah ha respinto l’accordo quadro tra Israele e Libano firmato a Washington con la mediazione degli Usa, denunciando una perdita di sovranità. A Beirut sono scoppiate proteste, mentre Israele ha colpito nel sud del Libano.
Hezbollah ha bocciato l’accordo quadro firmato a Washington tra Israele e Libano con la mediazione degli Stati Uniti, aprendo una nuova fase di tensione politica e militare. Il leader del movimento sciita, Naim Qassem, ha definito l’intesa una resa che, a suo giudizio, limita la sovranità libanese e concede vantaggi a Israele.
L’accordo, raggiunto dopo cinque round di negoziati, prevede un percorso di ritiro israeliano da alcune aree del Libano meridionale e il rafforzamento del ruolo dell’esercito libanese nelle zone interessate. Il nodo più delicato resta però il legame tra il ritiro delle forze israeliane e il disarmo di Hezbollah, condizione respinta con forza dal gruppo.
Qassem ha sostenuto che collegare la fine della presenza militare israeliana alla consegna delle armi della “resistenza” supera le linee rosse e rischia di legittimare una presenza prolungata di Israele nel Paese dei Cedri. Il leader di Hezbollah ha poi ribadito che il movimento continuerà la lotta sul campo e non abbandonerà le proprie posizioni.
Secondo Hezbollah, l’intesa firmata a Washington potrebbe aprire la strada a nuove pressioni sul Libano e persino a future annessioni territoriali da parte di Israele. Qassem ha accusato le autorità di Beirut di aver commesso un errore grave e ha richiamato il memorandum d’intesa tra Stati Uniti e Iran come base da cui partire per garantire l’integrità territoriale libanese.
La protesta politica si è tradotta anche in mobilitazione di piazza. Nella notte, centinaia di sostenitori di Hezbollah hanno attraversato Beirut in moto, concentrandosi nei pressi del Parlamento e lungo la strada verso l’aeroporto internazionale Rafik al-Hariri. La manifestazione ha mostrato il rifiuto dell’accordo da parte della base del movimento.
Il deputato Hassan Fadlallah ha parlato di un regalo al nemico israeliano e ha avvertito che l’attuazione dell’intesa potrebbe alimentare divisioni interne. L’esponente di Hezbollah ha accusato il sistema politico libanese di non avere la forza necessaria per gestire una scelta di questa portata e ha ribadito che il gruppo non consegnerà le armi.
Sul terreno la tensione resta alta. L’esercito israeliano ha confermato un attacco aereo nella zona di Nabatiye, nel sud del Libano, sostenendo di aver colpito persone considerate una minaccia per i propri soldati. Le autorità libanesi avevano segnalato in precedenza un raid condotto con un drone nella stessa area.
Il governo italiano ha accolto l’intesa come un passo avanti. Antonio Tajani, intervenuto a margine del Forum di Dubrovnik, ha detto che i segnali sono positivi e che ora l’accordo deve diventare azione concreta. Il ministro degli Esteri ha confermato la disponibilità dell’Italia a sostenere il Libano anche sul piano istituzionale e militare.
Tajani ha indicato la possibilità di un ruolo italiano in una futura missione internazionale dopo Unifil e ha ricordato l’impegno nella formazione delle forze armate libanesi. Per la Farnesina, la stabilità del Libano resta una priorità nel quadro più ampio degli equilibri del Medio Oriente.
Il ministro ha poi riconosciuto che Hezbollah non può vedere con favore un accordo che punta a ridurne il peso militare. Secondo Tajani, il punto decisivo sarà capire se l’Iran sosterrà o ostacolerà il percorso aperto a Washington. L’intesa, ha aggiunto, non rappresenta una vittoria per Hezbollah, che non può continuare a operare fuori dalla legalità istituzionale libanese.
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