Farmaci Glp-1 e diabete, lo studio segnala possibili disturbi di olfatto e gusto
Uno studio su oltre 438mila pazienti con diabete di tipo 2 collega gli agonisti Glp-1 a un aumento del rischio di disturbi di olfatto e gusto. Il rischio assoluto resta basso, ma i medici invitano a valutare i sintomi con attenzione.
I farmaci agonisti del recettore Glp-1, usati contro il diabete di tipo 2 e sempre più diffusi anche per la perdita di peso, potrebbero essere associati a un aumento dei disturbi di olfatto e gusto. È quanto emerge da uno studio pubblicato su Jama Otolaryngology - Head & Neck Surgery, che invita però a leggere il dato con cautela: il rischio relativo cresce, ma quello assoluto resta basso.
La ricerca ha analizzato i dati di 438.474 pazienti con diabete di tipo 2 trattati con agonisti Glp-1 e li ha confrontati con quelli di un gruppo di controllo composto da persone con la stessa malattia, ma curate con altre terapie antidiabetiche. Il periodo di osservazione considerato dagli autori andava da 3 mesi a 2 anni.
Tra i disturbi presi in esame figurano la perdita parziale o totale dell’olfatto, nota come anosmia, la percezione alterata degli odori, definita parosmia, e le modificazioni del gusto, indicate come parageusia. Nel corso del follow-up i ricercatori hanno rilevato una maggiore frequenza di queste alterazioni tra i pazienti che assumevano farmaci Glp-1 rispetto al gruppo di confronto.
Secondo gli autori, l’associazione osservata potrebbe chiamare in causa sia i recettori sensoriali periferici sia le vie nervose centrali coinvolte nell’elaborazione di odori e sapori. Lo studio non dimostra però un rapporto diretto di causa ed effetto e gli stessi ricercatori indicano la necessità di ulteriori verifiche per chiarire i meccanismi biologici e l’eventuale ruolo dei singoli principi attivi.
Il lavoro si inserisce in una fase di forte crescita nell’uso dei farmaci Glp-1, prescritti per il controllo glicemico e impiegati anche nei percorsi contro l’obesità. Le evidenze già disponibili ne confermano l’efficacia nella riduzione del peso e nella gestione del diabete, oltre ai benefici documentati su alcuni rischi cardiometabolici e renali.
Gli esperti raccomandano quindi di non attribuire automaticamente eventuali cambiamenti di olfatto o gusto alla terapia. In presenza di sintomi, i medici dovrebbero seguire il normale percorso diagnostico e, quando necessario, usare strumenti oggettivi validati per misurare la funzione olfattiva e gustativa.
Il dato indicato nello studio parla di un aumento del rischio pari al 38% per questi disturbi, ma con una probabilità complessiva ancora contenuta. Per questo gli autori suggeriscono maggiore attenzione nel monitoraggio dei pazienti, senza creare allarmismi e senza interrompere o modificare le terapie senza valutazione medica.
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