Tadalafil e glaucoma, lo studio segnala un rischio più alto con l'uso prolungato
Uno studio su 73.854 uomini over 40 associa l’uso prolungato di tadalafil per i disturbi urinari da prostata ingrossata a un aumento del rischio di glaucoma e ipertensione oculare, senza però dimostrare un rapporto diretto di causa.
Gli uomini che assumono tadalafil per lunghi periodi contro i disturbi urinari legati all’iperplasia prostatica benigna potrebbero avere una maggiore probabilità di sviluppare glaucoma o ipertensione oculare. È quanto indica uno studio osservazionale condotto da ricercatori di Taiwan su oltre 73 mila pazienti con più di 40 anni.
Il tadalafil, principio attivo del Cialis, appartiene agli inibitori della fosfodiesterasi di tipo 5. Il farmaco viene utilizzato per la disfunzione erettile, ma può essere prescritto anche ogni giorno agli uomini con prostata ingrossata, difficoltà a urinare, stimolo improvviso o maggiore frequenza della minzione.
I ricercatori hanno analizzato i dati sanitari anonimizzati di 73.854 uomini presenti nella piattaforma TriNetX Analytics Network. Tra gennaio 2012 e dicembre 2022, metà dei partecipanti aveva ricevuto una prescrizione di tadalafil, mentre l’altra metà non aveva seguito lo stesso trattamento. I pazienti sono stati osservati per un periodo massimo di cinque anni.
Per rendere il confronto più attendibile, i due gruppi sono stati abbinati considerando età, etnia, fumo, consumo problematico di alcol, obesità, diabete, malattie cardiovascolari, tumori, colesterolo alto, funzionalità renale, broncopneumopatia cronica ostruttiva e altri farmaci assunti.
Dall’analisi è emerso che gli uomini trattati con tadalafil presentavano una probabilità superiore del 22% di ricevere una diagnosi di glaucoma. L’aumento rilevato raggiungeva il 32% per l’ipertensione oculare e il 33% per il glaucoma primario ad angolo aperto, la forma più comune della malattia. Anche l’avvio di una terapia antiglaucoma risultava più frequente del 33%.
L’associazione è rimasta visibile anche esaminando i casi comparsi entro uno, tre o sei mesi dall’inizio del trattamento. Il dato è stato osservato con maggiore continuità tra gli uomini sopra i 50 anni, nei partecipanti di etnia bianca e nei pazienti con alcune delle patologie già presenti considerate nello studio.
Gli autori precisano però che la ricerca non dimostra che il tadalafil provochi direttamente il glaucoma. Lo studio è basato sull’osservazione di cartelle sanitarie e non ha potuto ricostruire eventuali cambiamenti nelle prescrizioni, l’effettiva continuità nell’assunzione del medicinale o la comparsa di nuove malattie durante il periodo analizzato.
Un altro limite riguarda la composizione del campione, formato in prevalenza da uomini caucasici. I risultati potrebbero quindi non essere applicabili nello stesso modo a persone appartenenti ad altri gruppi etnici e dovranno essere verificati attraverso ulteriori ricerche.
Secondo gli studiosi, l’esposizione prolungata agli inibitori della PDE5 potrebbe modificare alcuni meccanismi che regolano la circolazione sanguigna e la pressione all’interno dell’occhio. Le prove disponibili restano tuttavia incomplete e non consentono di stabilire un nesso certo tra il farmaco e il danno al nervo ottico.
I risultati non indicano la necessità di interrompere o evitare il tadalafil. Gli autori suggeriscono piuttosto una valutazione oculistica iniziale e controlli regolari per chi segue una terapia quotidiana a lungo termine, soprattutto in presenza di glaucoma già diagnosticato, pressione oculare elevata, forte miopia o casi familiari della malattia.
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