Scadenze del cibo e caldo, le regole per conservare gli alimenti in estate

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Con il caldo aumentano i rischi nella conservazione degli alimenti: etichette, frigorifero, cottura, muffe, conserve e separazione tra crudo e cotto aiutano a prevenire tossinfezioni, botulino e sprechi domestici in estate.

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Scadenze del cibo e caldo, le regole per conservare gli alimenti in estate
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Le alte temperature rendono più delicata la gestione degli alimenti in casa e aumentano il rischio di tossinfezioni, soprattutto quando cibi freschi, avanzi e conserve vengono conservati male. In estate basta poco perché batteri e microrganismi si moltiplichino: un alimento lasciato troppo a lungo fuori dal frigorifero, utensili usati senza pulizia tra crudo e cotto o una conserva alterata possono avere conseguenze concrete sulla salute.

Le tossinfezioni alimentari note sono oltre 250 e nella maggior parte dei casi provocano nausea, vomito, diarrea, crampi addominali e disturbi simili all’influenza. Di solito i sintomi si risolvono in pochi giorni, ma anziani, persone immunodepresse e donne in gravidanza devono prestare maggiore attenzione, perché alcune infezioni possono diventare gravi.

Il primo controllo va fatto sull’etichetta. La dicitura da consumarsi entro indica una scadenza da rispettare per gli alimenti più deperibili: superata quella data, il prodotto non dovrebbe essere mangiato. La formula “da consumarsi preferibilmente entro”, invece, riguarda alimenti più stabili come pasta, riso, biscotti o prodotti secchi: oltre il termine possono perdere aroma, consistenza o freschezza, ma non sono automaticamente pericolosi se integri e conservati correttamente.

Frutta e verdura vanno osservate e lavate con cura prima del consumo. Una piccola parte scurita o lievemente rovinata può essere eliminata, mentre odori anomali, marciume esteso e muffe diffuse indicano che l’alimento non è più adatto. La stessa prudenza serve con carne e pesce: il colore della carne può cambiare per il contatto con l’ossigeno, ma cattivo odore, consistenza alterata o conservazione non corretta sono segnali da non ignorare.

Il pesce fresco deve essere consumato rapidamente, preferibilmente entro 24 ore dall’acquisto e dopo adeguata cottura. Per preparazioni crude, tartare o crudité, è necessario affidarsi alle indicazioni del venditore e alle corrette procedure di abbattimento. Le uova crude richiedono cautela perché possono veicolare salmonella, eliminabile con una cottura completa.

Nel caso dei formaggi, la distinzione è essenziale. Su quelli a pasta dura una piccola muffa superficiale può essere rimossa tagliando via la parte interessata. Nei formaggi molli, invece, la muffa può diffondersi più facilmente all’interno del prodotto e il consumo non è consigliato.

Le conserve richiedono controlli ancora più severi. Il botulino può svilupparsi in prodotti preparati o conservati in modo scorretto e produrre una tossina capace di causare paralisi e, nei casi più gravi, esiti letali. Barattoli con coperchi rigonfi, fuoriuscita di gas all’apertura, odori sospetti o alterazioni visibili non devono essere assaggiati: l’alimento va eliminato.

Gli avanzi possono essere consumati entro due o tre giorni se raffreddati rapidamente, chiusi in contenitori puliti e conservati in frigorifero. Se restano a temperatura ambiente per più di quattro ore, soprattutto nei mesi caldi, è più sicuro non mangiarli. Il riscaldamento deve essere uniforme, in particolare per i piatti che riportano in etichetta l’indicazione di consumo previa cottura.

Un’altra regola decisiva riguarda la contaminazione incrociata. In cucina gli alimenti crudi devono restare separati da quelli già cotti o pronti da mangiare, sia sul piano di lavoro sia in frigorifero. Coltelli, taglieri e utensili vanno lavati dopo l’uso con carne, pesce o uova crude. Nel frigorifero i prodotti crudi devono essere chiusi e sistemati in modo da non entrare in contatto con cibi pronti al consumo.

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