Duplice omicidio a Camaiore, il movente nelle liti familiari su Mirko Moriconi

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A Camaiore Piero Moriconi, 63 anni, è stato fermato dopo l’uccisione a fucilate della moglie Kety Andreoni e del figlio Mirko: gli inquirenti lavorano sui contrasti familiari legati all’omosessualità del 24enne e ai litigi in casa.

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Piero Moriconi ha trascorso la prima notte nel carcere di Lucca dopo il fermo disposto per il duplice omicidio di Camaiore. L’uomo, 63 anni, è accusato di aver ucciso a colpi di fucile la moglie Kety Andreoni e il figlio Mirko Moriconi, 24 anni, nella loro abitazione a Pieve di Camaiore, in provincia di Lucca.

Il delitto è avvenuto nel pomeriggio di mercoledì 24 giugno. Dopo gli spari, i parenti e i vicini sono accorsi verso la casa, mentre le forze dell’ordine hanno bloccato l’uomo e avviato gli accertamenti. L’inchiesta è coordinata dalla procura di Lucca, con il pm Elena Leone.

Secondo le prime ricostruzioni, dietro la tragedia ci sarebbero tensioni familiari cresciute nel tempo. Moriconi non avrebbe accettato l’omosessualità del figlio e i rapporti in casa sarebbero stati segnati da discussioni frequenti. La posizione di Kety Andreoni, vicina al ragazzo, avrebbe aggravato la frattura con il marito.

Gli attriti non riguardavano soltanto Mirko. Nell’ambiente familiare vengono descritti contrasti anche tra Piero Moriconi e la moglie, legati alla vita quotidiana e ai comportamenti della donna. Nelle ore successive al delitto è stata riferita anche una frase attribuita all’uomo davanti ai familiari arrivati dopo gli spari: “Mi sono liberato”.

Mirko Moriconi lavorava come cameriere e aveva una forte passione per il canto. Nel locale Carpe Diem di Viareggio era conosciuto da anni: serviva ai tavoli e, in alcune serate, si fermava a cantare con i clienti. Partecipava anche al karaoke, attività che gli permetteva di coltivare la musica e arrotondare lo stipendio.

In passato Mirko avrebbe cercato consigli anche al consultorio transgenere di Torre del Lago, a Viareggio. Regina Satariano, responsabile della struttura, ha ricordato il ragazzo dopo aver visto la sua foto sui social e ha rivolto un appello alle famiglie che vivono difficoltà nell’accettare l’orientamento sessuale dei figli.

Kety Andreoni lavorava da molti anni in una casa di riposo per anziani. Suor Faustina, responsabile della struttura, l’ha descritta come una collaboratrice stimata, presente fin dalla fine degli anni Novanta, cordiale con le colleghe e attenta agli ospiti. La notizia della sua morte ha colpito chi la conosceva nel lavoro quotidiano.

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