Lorenzo Spasiano ucciso a Miano, indagini su un sedicenne e possibili legami con il clan Pecorelli
Lorenzo Spasiano, operaio di 21 anni senza precedenti penali, è stato ucciso con un colpo al cuore sotto casa a Miano, nella periferia nord di Napoli. Gli investigatori seguono la pista di un sedicenne e verificano possibili legami con ambienti vicini al clan Pecorelli.
Un solo proiettile esploso a distanza ravvicinata ha spezzato la vita di Lorenzo Spasiano, 21 anni, operaio incensurato e appassionato di sport. Il giovane è stato assassinato martedì 23 giugno a Miano, quartiere della periferia nord di Napoli, a pochi metri dall’ingresso della sua abitazione. L’agguato si è consumato in pochi istanti e i soccorsi si sono rivelati inutili a causa della gravità della ferita riportata al torace.
I carabinieri, intervenuti sul posto, stanno ricostruendo nel dettaglio la dinamica dell’omicidio. Secondo quanto emerso dai primi accertamenti, il responsabile avrebbe agito da solo, avvicinandosi alla vittima prima di sparare. Gli investigatori stanno acquisendo e analizzando le immagini registrate dai sistemi di videosorveglianza pubblici e privati presenti nella zona per individuare il percorso seguito dal killer sia prima sia dopo il delitto.
L’inchiesta, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli, si è concentrata fin dalle prime ore su un sospettato molto giovane. Si tratta di un ragazzo di 16 anni che sarebbe legato da rapporti di parentela a una figura ritenuta vicina al clan Pecorelli, gruppo criminale che negli ultimi anni ha acquisito un ruolo rilevante nella gestione delle attività illecite nel quartiere di Miano.
Gli investigatori stanno valutando ogni elemento utile per chiarire il movente. Tra le ipotesi al vaglio emerge quella di una vicenda nata lontano dalle dinamiche tradizionali della criminalità organizzata. L’origine del conflitto risalirebbe infatti a una partita di calcetto disputata nei mesi scorsi e degenerata in una violenta lite tra alcuni partecipanti.
Dopo quell’episodio sarebbero seguiti insulti, provocazioni e minacce attraverso messaggi scambiati sui telefoni cellulari. Per questo motivo gli inquirenti stanno esaminando chat, tabulati e dispositivi elettronici alla ricerca di conferme che possano ricostruire l’escalation di tensione culminata nell’omicidio. L’obiettivo è stabilire se una controversia nata in ambito personale possa essersi trasformata in un regolamento di conti sfociato nell’agguato mortale.
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