Processo Giulio Regeni, chiesti ergastolo e risarcimenti milionari per i quattro imputati egiziani
Giulio Regeni, ucciso in Egitto dopo il sequestro e le torture del 2016, torna al centro del processo a Roma con le arringhe finali. La famiglia chiede giustizia e risarcimenti, mentre la Presidenza del Consiglio domanda 2 milioni di euro agli imputati.
A dieci anni dal sequestro, dalle torture e dall’omicidio di Giulio Regeni in Egitto, il procedimento davanti alla Corte d’Assise di Roma è entrato nella fase decisiva delle arringhe finali. Nell’aula bunker di Rebibbia, i legali di parte civile hanno ripercorso la vicenda del ricercatore friulano, ribadendo la necessità di arrivare a una risposta giudiziaria dopo anni di indagini e battaglie portate avanti dalla famiglia.
L’avvocata Alessandra Ballerini, che assiste i genitori del ricercatore, ha respinto con fermezza ogni ricostruzione che abbia cercato di attribuire a Regeni ruoli o intenzioni estranee alla sua attività accademica. Durante il suo intervento ha ricordato come Giulio fosse un giovane impegnato nella ricerca e nello studio, escludendo qualsiasi coinvolgimento in attività di spionaggio o complotti contro il regime egiziano. Secondo la legale, il Paese intero ha subito una perdita con la morte del ricercatore.
Nel corso dell’arringa è stato inoltre richiamato il lungo percorso affrontato dalla famiglia Regeni. Ballerini ha sottolineato il dolore vissuto in questi anni dai genitori Paola e Claudio, dalla sorella Irene e dagli amici del giovane, auspicando che il processo riesca a trasformare quella sofferenza in una concreta affermazione di giustizia.
La legale ha poi evidenziato la gravità delle violenze subite dal ricercatore, sostenendo che chi lo ha sequestrato, torturato e ucciso non ha colpito soltanto lui, ma anche i principi fondamentali di dignità e libertà che devono essere garantiti a ogni persona. Da qui l’invito a dare una risposta alle domande rimaste aperte sulla vicenda e a evitare che fatti simili possano restare impuniti.
Le richieste avanzate dall’accusa restano particolarmente severe. I pubblici ministeri hanno sollecitato l’ergastolo per Magdi Ibrahim Abdelal Sharif e una condanna a 17 anni e 6 mesi di reclusione per gli altri tre imputati, Athar Kamel Mohamed Ibrahim, Uhsam Helmi e Tareq Sabyr, tutti appartenenti ai servizi di sicurezza egiziani.
Sul fronte economico, l’avvocato Giacomo Satta, che rappresenta la famiglia Regeni, ha chiesto un risarcimento complessivo per i genitori del ricercatore. La quantificazione definitiva dovrà essere stabilita dai giudici, mentre è stata domandata anche una provvisionale legata al danno subito direttamente da Giulio durante il periodo delle torture.
Alla richiesta della famiglia si è aggiunta quella della Presidenza del Consiglio dei ministri, costituita parte civile attraverso l’Avvocatura dello Stato. Lo Stato italiano ha chiesto un risarcimento di due milioni di euro nei confronti dei quattro imputati, sostenendo che il delitto abbia colpito non solo la vittima e i suoi familiari, ma anche i diritti e le garanzie riconosciuti ai cittadini italiani all’estero, con una lesione dei principi tutelati dalla Costituzione.
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