La Sonrisa chiusa, cento lavoratori in protesta davanti al Castello delle cerimonie

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I lavoratori del Grand Hotel La Sonrisa hanno manifestato davanti alla struttura di Sant’Antonio Abate dopo la chiusura dell’attività e la perdita del posto di lavoro. Circa cento dipendenti chiedono tutele occupazionali mentre resta fermo il complesso acquisito dal Comune.

Castello delle cerimonie
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Circa cento lavoratori del Grand Hotel La Sonrisa si sono radunati davanti ai cancelli della struttura di Sant’Antonio Abate per chiedere garanzie sul proprio futuro occupazionale dopo la cessazione delle attività. Con bandiere, magliette e striscioni, i dipendenti hanno dato vita a un presidio caratterizzato da cori e richieste rivolte alle istituzioni affinché vengano individuate soluzioni concrete per chi è rimasto senza impiego.

Tra i presenti alla manifestazione c’era anche Sabatino Polese, fratello di Antonio Polese, figura che aveva contribuito a rendere celebre in tutta Italia il complesso conosciuto come il “Castello delle cerimonie”. Lo slogan più ripetuto durante la protesta è stato: «Ci avete tolto lavoro, sorriso e dignità», frase che sintetizza il malcontento e le preoccupazioni dei dipendenti coinvolti.

La mobilitazione arriva dopo settimane di inattività della struttura, impossibilitata a proseguire l’esercizio a seguito della revoca delle autorizzazioni necessarie. La decisione del Comune è stata successivamente confermata anche dal Consiglio di Stato, determinando lo stop definitivo delle attività ricettive e degli eventi che per anni avevano rappresentato una fonte di lavoro per numerosi dipendenti.

La vicenda affonda le proprie radici in un procedimento giudiziario iniziato anni fa. Una sentenza emessa dal Tribunale di Torre Annunziata nel 2016, poi confermata in via definitiva dalla Cassazione nel 2024, ha accertato l’esistenza di una lottizzazione abusiva sviluppata tra la fine degli anni Settanta e i decenni successivi.

In seguito alle decisioni della magistratura, l’intero complesso è entrato a far parte del patrimonio comunale. L’area interessata copre circa 44 mila metri quadrati e comprende edifici in parte abusivi, spazi verdi, parcheggi, abitazioni e un eliporto.

Resta invece temporaneamente sospesa l’esecuzione degli sgomberi che riguardano tre appartamenti occupati da membri della famiglia Polese e alcuni locali commerciali presenti all’interno della proprietà. Nel frattempo, i lavoratori continuano a chiedere interventi che possano garantire nuove prospettive occupazionali dopo la chiusura della storica struttura.

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