Iran e Usa, scontro sulle ispezioni nucleari mentre vengono allentate le sanzioni sul petrolio
L’Iran e gli Stati Uniti restano divisi sul futuro del programma nucleare dopo i colloqui in Svizzera. Washington sostiene che Teheran sia pronta a riaprire le ispezioni dell’Aiea, ma la Repubblica islamica nega nuovi impegni e conferma solo le procedure già previste.
Il nodo del programma nucleare iraniano continua a dividere Iran e Stati Uniti nonostante i recenti colloqui svolti in Svizzera. Washington sostiene di aver ottenuto un passo avanti sul ritorno degli ispettori dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica, mentre Teheran respinge questa ricostruzione e afferma che non è stato raggiunto alcun nuovo accordo sul dossier nucleare.
Secondo il vicepresidente americano JD Vance, che ha guidato la delegazione statunitense nei negoziati, le autorità iraniane avrebbero accettato di invitare nuovamente gli ispettori dell’Aiea nel Paese. Per l’amministrazione americana si tratterebbe di un risultato significativo e di un primo passaggio verso l’eliminazione definitiva di qualsiasi prospettiva legata allo sviluppo di armi nucleari da parte della Repubblica islamica.
La stessa linea è stata ribadita dal presidente Donald Trump, che ha dichiarato che l’Iran sarebbe consapevole della necessità di accettare controlli approfonditi sul proprio programma atomico. Trump ha inoltre ribadito che gli Stati Uniti non permetteranno mai a Teheran di dotarsi di un’arma nucleare.
Da Teheran arriva però una versione differente. Il portavoce del ministero degli Esteri, Esmaeil Baghaei, ha spiegato che i rapporti con l’Aiea continueranno secondo le procedure già in vigore, nel rispetto degli accordi esistenti e delle decisioni delle autorità nazionali. Baghaei ha precisato che durante gli incontri in Svizzera il programma nucleare non è stato oggetto di discussioni e che non sono stati assunti nuovi impegni.
Una posizione confermata anche dall’agenzia iraniana Fars, vicina ai Guardiani della Rivoluzione. Secondo fonti citate dai media iraniani, nei negoziati non si sarebbe mai affrontato il tema del ritorno degli ispettori dell’organismo internazionale, smentendo di fatto le dichiarazioni rilasciate dalla delegazione americana.
Se sul nucleare permane una forte distanza tra le parti, i colloqui hanno comunque prodotto alcuni risultati immediati sul piano economico. Gli Stati Uniti hanno annunciato la sospensione per sessanta giorni delle sanzioni petrolifere contro l’Iran, una misura che potrebbe consentire a Teheran di incrementare le esportazioni di greggio e di operare con maggiore facilità sui mercati internazionali.
La decisione offre alla Repubblica islamica la possibilità di vendere petrolio a prezzi di mercato, riducendo le limitazioni che negli ultimi anni avevano costretto il Paese a praticare forti sconti agli acquirenti per aggirare le restrizioni internazionali.
Tra gli accordi discussi figura anche l’istituzione di una linea di comunicazione dedicata al traffico marittimo nello Stretto di Hormuz. L’obiettivo è evitare incidenti e incomprensioni in una delle rotte energetiche più strategiche del pianeta. A riferirlo è stato il presidente del Parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf.
Secondo i media iraniani, inoltre, sarebbe stata definita un’intesa con Washington per lo sblocco di 12 miliardi di dollari di beni iraniani congelati all’estero. Anche su questo tema emergono interpretazioni differenti. Trump ha sostenuto che tali fondi verrebbero utilizzati per acquistare prodotti alimentari provenienti esclusivamente dagli Stati Uniti, mentre il governatore della Banca centrale iraniana, Abdolnasser Hemmati, ha escluso l’esistenza di un simile vincolo.
Le divergenze tra le due capitali restano quindi evidenti su più fronti, dal programma nucleare alla gestione delle risorse finanziarie sbloccate, nonostante i segnali di apertura registrati durante il confronto diplomatico in Svizzera.
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