Domenico Caliendo, nuovi dubbi sulla lista trapianti: il cuore disponibile e l'esclusione del bimbo

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Domenico Caliendo è morto il 21 febbraio 2026 dopo un trapianto di cuore non riuscito al Monaldi di Napoli. Nuovi documenti acquisiti nell’inchiesta indicano che il bambino fu temporaneamente escluso dalla lista trapianti proprio quando era disponibile un organo compatibile.

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La vicenda di Domenico Caliendo, il bambino deceduto il 21 febbraio 2026 all’ospedale Monaldi di Napoli dopo un trapianto cardiaco rivelatosi inefficace, si arricchisce di ulteriori elementi destinati ad alimentare il dibattito giudiziario. L’inchiesta aperta dalla Procura, che vede sette medici indagati per omicidio colposo in concorso, si concentra ora anche sulle modalità di gestione della lista d’attesa per i trapianti.

Secondo la documentazione acquisita dalla famiglia attraverso il proprio legale, l’avvocato Francesco Petruzzi, il 2 febbraio 2026 sarebbe stato individuato a Bologna un cuore compatibile con le condizioni del piccolo paziente. Nello stesso giorno, però, Domenico sarebbe stato cancellato dalla lista del Centro regionale trapianti su richiesta dei cardiochirurghi che lo avevano in cura. Il bambino sarebbe poi stato reinserito due giorni dopo, il 4 febbraio, quando l’organo risultava già assegnato a un altro ricevente.

La ricostruzione fornita dai consulenti della famiglia sostiene che l’esclusione dalla lista sarebbe stata motivata dalla presenza di gravi danni multiorgano. Proprio questa circostanza viene contestata dai familiari, che ritengono necessario chiarire perché il reinserimento sia avvenuto in tempi così rapidi e soltanto dopo l’assegnazione del cuore a un altro paziente.

Nei mesi scorsi il giudice per le indagini preliminari di Napoli, Mariano Sorrentino, aveva disposto l’interdizione dei cardiochirurghi Guido Oppido ed Emma Bergonzoni nell’ambito di un procedimento per falso in concorso relativo alla compilazione della cartella clinica del bambino. Le nuove contestazioni si aggiungono quindi a un quadro investigativo già particolarmente complesso.

La madre di Domenico, Patrizia Mercolino, ha espresso la propria amarezza dopo l’emersione dei nuovi elementi. La donna sostiene che diverse informazioni non le sarebbero state comunicate durante il percorso di cura del figlio e ribadisce la richiesta di fare piena luce sull’intera vicenda.

Parallelamente prosegue la polemica sulla gestione del programma di trapianti cardiaci pediatrici del Monaldi. Dopo le criticità emerse, la Regione Campania aveva disposto nel marzo 2026 la sospensione dell’attività e l’avvio di un’ispezione straordinaria, conclusa il 21 maggio. Da allora, però, la relazione finale non è stata resa pubblica.

Federconsumatori Campania ha presentato un’istanza formale rivolta al presidente della Regione Roberto Fico e al direttore generale per la Tutela della Salute facente funzione, Ugo Trama. L’associazione chiede la pubblicazione degli esiti dell’ispezione e contesta il mancato coinvolgimento nel procedimento amministrativo.

Secondo il presidente regionale dell’associazione, Giovanni Berritto, il documento conclusivo dell’indagine interna sarebbe fermo negli uffici competenti da settimane senza che siano stati adottati provvedimenti definitivi sulle eventuali responsabilità emerse. Federconsumatori ritiene inoltre ingiustificato il rifiuto opposto alla richiesta di partecipazione al procedimento.

L’associazione, attraverso il proprio legale Carlo Spirito, solleva anche interrogativi sulle autorizzazioni concesse al centro trapianti e sulla verifica dell’effettiva attuazione delle prescrizioni richieste dagli organismi competenti. Tra i punti evidenziati figura anche l’eventuale presenza di conflitti di interesse che, secondo i firmatari dell’istanza, dovrebbero essere chiariti.

Un ulteriore aspetto riguarda le informazioni fornite alle famiglie dei piccoli pazienti. Federconsumatori sostiene che genitori e tutori non sarebbero stati messi nelle condizioni di conoscere dati considerati essenziali, come i livelli di attività del centro, le criticità strutturali e le condizioni operative del reparto, elementi che avrebbero inciso sulla piena consapevolezza delle decisioni assunte durante i percorsi di cura.

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