Sogni da svegli e cervello, lo studio rivela cosa accade nel passaggio tra veglia e sonno

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Una ricerca del Paris Brain Institute mostra che il cervello può produrre esperienze simili ai sogni anche prima dell’addormentamento. I ricercatori hanno osservato volontari tra veglia e sonno, identificando diversi stati mentali con specifiche attività neurologiche.

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Il confine tra sonno e veglia potrebbe essere molto meno netto di quanto si sia pensato finora. Una ricerca condotta dal Paris Brain Institute e pubblicata sulla rivista scientifica Cell Reports suggerisce infatti che la mente può entrare in stati tipici del sogno anche quando il cervello non è ancora addormentato. I risultati indicano che le esperienze mentali spontanee si distribuiscono lungo un continuum, senza una separazione rigida tra attività cosciente e attività onirica.

Per analizzare ciò che accade nei momenti che precedono il sonno, gli scienziati hanno coinvolto diversi volontari invitandoli a rilassarsi in una stanza silenziosa e poco illuminata. I partecipanti tenevano in mano una bottiglia che cadeva non appena il rilassamento muscolare diventava più marcato. Il rumore provocato dall’impatto li riportava immediatamente all’attenzione, consentendo ai ricercatori di raccogliere un resoconto preciso delle esperienze mentali vissute pochi istanti prima.

Le testimonianze sono state confrontate con dati provenienti da elettroencefalogramma, monitoraggio cardiaco, attività muscolare e movimenti oculari. Dall’analisi è emersa l’esistenza di quattro differenti condizioni mentali. La prima corrisponde a uno stato di allerta, in cui la persona resta consapevole dell’ambiente circostante e delle proprie sensazioni corporee. Un’altra fase è caratterizzata da immagini insolite e scenari surreali, molto simili a quelli che si manifestano durante i sogni. È stato inoltre identificato uno stato in cui il pensiero rimane orientato a obiettivi concreti, come pianificare attività future o organizzare impegni.

Uno degli aspetti più sorprendenti emersi dallo studio riguarda la mancata corrispondenza tra attività cerebrale e contenuto dei pensieri. Alcuni volontari presentavano parametri tipici della veglia mentre descrivevano scene fantastiche e bizzarre. In altri casi, invece, i partecipanti continuavano a svolgere ragionamenti logici pur trovandosi già nelle prime fasi del sonno.

I ricercatori attribuiscono queste differenze a variazioni molto sottili dell’attività elettrica del cervello. Durante le esperienze più vicine al sogno si osserva una diminuzione della comunicazione tra diverse aree cerebrali e una riduzione di specifici parametri registrati dall’elettroencefalogramma. In particolare, le regioni frontali coinvolte nel controllo e nell’organizzazione del pensiero perdono parte della loro influenza, lasciando maggiore libertà alle aree deputate all’elaborazione delle immagini.

Secondo gli autori della ricerca, proprio questo allentamento dei meccanismi di controllo favorirebbe la comparsa di immagini spontanee, combinazioni insolite e scene prive di collegamenti con la realtà immediata. Il risultato è una forma di attività mentale che presenta molte delle caratteristiche tipiche dei sogni, pur manifestandosi quando la persona non è ancora completamente addormentata.

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