Pressione fiscale in calo nel 2026, ma le previsioni indicano una nuova crescita dal 2027

Notizia in breve

Le stime della Cgia indicano che nel 2026 la pressione fiscale in Italia scenderà al 42,9%, ma tornerà a crescere al 43,2% nel 2027. Nel frattempo famiglie, lavoratori autonomi e microimprese avrebbero beneficiato di sgravi fiscali per oltre 33 miliardi di euro.

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Pressione fiscale in calo nel 2026, ma le previsioni indicano una nuova crescita dal 2027
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La pressione fiscale in Italia è attesa al 42,9% nel 2026, in lieve diminuzione rispetto al 43,1% registrato nel 2025. Secondo l’analisi della Cgia di Mestre, il dato resta comunque tra i più elevati in Europa e le previsioni indicano una nuova risalita già nel 2027, quando dovrebbe raggiungere il 43,2%.

Il confronto con il 2022, ultimo anno prima dell’insediamento del governo guidato da Giorgia Meloni, evidenzia un aumento di 1,2 punti percentuali rispetto all’attuale livello previsto. Parallelamente, però, famiglie e microimprese avrebbero beneficiato di una riduzione del carico fiscale superiore a 33 miliardi di euro grazie ai provvedimenti introdotti negli ultimi anni.

Secondo la Cgia, una parte rilevante dell’incremento del gettito fiscale deriva dall’aumento dell’occupazione. Negli ultimi quattro anni il numero degli occupati è cresciuto di circa 1,2 milioni di unità, generando maggiori entrate attraverso Irpef e contributi previdenziali. A ciò si aggiungono gli effetti dei rinnovi contrattuali che hanno determinato aumenti salariali e, di conseguenza, un incremento delle entrate tributarie e contributive.

L’associazione sottolinea che l’aumento del gettito non avrebbe colpito in modo uniforme tutti i contribuenti. Una quota significativa sarebbe riconducibile a banche, compagnie assicurative e grandi imprese, interessate da interventi normativi che hanno aumentato il prelievo fiscale. Tra questi figurano la sospensione della deducibilità di alcune voci di costo e l’eliminazione dell’Ace, l’agevolazione destinata a favorire la crescita patrimoniale delle imprese.

Le misure hanno inciso soprattutto sulle società di capitali, che rappresentano circa 1,5 milioni di imprese in Italia. Inoltre, a partire da quest’anno, banche e assicurazioni dovrebbero versare complessivamente 5,6 miliardi di euro aggiuntivi nelle casse dello Stato grazie alle modifiche sugli extraprofitti e all’inasprimento dell’Irap.

Tra gli interventi che hanno alleggerito il peso fiscale sui contribuenti figurano l’ampliamento della flat tax per i lavoratori autonomi e il taglio del cuneo fiscale. Quest’ultimo è stato realizzato sia attraverso la riduzione dell’Irpef sia tramite bonus destinati ai lavoratori con redditi più bassi. Una parte delle risorse impiegate, tuttavia, viene contabilizzata come maggiore spesa pubblica anziché come minore imposizione fiscale.

Le ultime quattro leggi di bilancio hanno introdotto una serie di agevolazioni rivolte a dipendenti, pensionati, autonomi e piccole attività economiche. La Cgia stima che il valore complessivo delle misure arrivi a 45,7 miliardi di euro, mentre il beneficio effettivamente attribuibile agli interventi più recenti si attesterebbe a 33,3 miliardi.

Tra i provvedimenti più rilevanti vengono indicati l’esonero parziale dei contributi previdenziali per i lavoratori dipendenti, l’accorpamento degli scaglioni Irpef con l’aliquota del 23% fino a 28 mila euro di reddito e la successiva riduzione strutturale delle aliquote Irpef da quattro a tre. Per il 2026 è inoltre prevista la riduzione dell’aliquota del secondo scaglione dal 35% al 33%, con un alleggerimento fiscale stimato in circa 2,9 miliardi di euro.

Nel documento, la Cgia richiama anche il tema delle agevolazioni fiscali esistenti. Secondo le stime del Ministero dell’Economia e delle Finanze, nel 2025 le tax expenditures statali hanno raggiunto quasi 119 miliardi di euro all’anno. Considerando anche gli incentivi concessi da Regioni ed enti locali, il valore complessivo delle agevolazioni fiscali si avvicinerebbe a 150 miliardi annui. L’associazione ritiene che una revisione anche limitata di questi strumenti potrebbe generare risparmi nell’ordine di circa 15 miliardi di euro ogni anno.

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