Accordo tra Stati Uniti e Iran, memorandum in vigore con stop alle ostilità e riapertura di Hormuz

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L’accordo tra Stati Uniti e Iran per fermare il conflitto è entrato in vigore con la firma a distanza di un memorandum in 14 punti. Il testo prevede la riapertura dello Stretto di Hormuz, negoziati sul nucleare e un percorso per l’allentamento delle sanzioni.

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Stati Uniti e Iran hanno formalizzato a distanza il memorandum d’intesa destinato a porre fine al conflitto iniziato il 28 febbraio. Il documento, composto da 14 punti, è già operativo e definisce una serie di misure immediate che riguardano la sicurezza regionale, la navigazione nello Stretto di Hormuz, il programma nucleare iraniano e il graduale alleggerimento delle restrizioni economiche nei confronti di Teheran.

Secondo quanto emerso, il presidente americano Donald Trump ha firmato personalmente una copia dell’intesa durante un incontro con il presidente francese Emmanuel Macron alla Reggia di Versailles. L’immagine del documento sottoscritto è stata poi trasmessa alle autorità iraniane e ai Paesi che hanno svolto un ruolo di mediazione.

Il testo, denominato ufficialmente Memorandum d’intesa di Islamabad, stabilisce la cessazione immediata e permanente delle operazioni militari tra le parti e dei rispettivi alleati. L’intesa comprende anche il fronte libanese e contiene l’impegno reciproco a non avviare nuove azioni militari né a ricorrere alla minaccia dell’uso della forza.

Tra i punti centrali figura la riapertura dello Stretto di Hormuz. Washington si impegna a rimuovere progressivamente il blocco navale e a ritirare le proprie forze dalle aree vicine all’Iran entro 30 giorni dall’eventuale accordo definitivo. Teheran, dal canto suo, dovrà garantire il transito sicuro delle navi commerciali tra il Golfo Persico e il Mar d’Oman, avviando anche operazioni di bonifica e sminamento.

L’Iran sarà inoltre chiamato a sviluppare, insieme all’Oman, un sistema di gestione futura dello Stretto di Hormuz. Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano Esmail Baghaei ha precisato che il ritorno alla normalità del traffico marittimo avverrà entro tempi concordati e che la gestione dell’area resterà sotto la responsabilità dei Paesi direttamente coinvolti.

Un altro capitolo rilevante riguarda l’economia. Gli Stati Uniti si dichiarano pronti a lavorare con i partner regionali a un piano di ricostruzione e sviluppo economico per l’Iran dal valore minimo di 300 miliardi di dollari. L’accordo prevede inoltre deroghe immediate per l’export di petrolio iraniano e l’avvio delle procedure per rendere nuovamente disponibili fondi e beni precedentemente congelati.

Sul fronte nucleare, Teheran ribadisce l’impegno a non sviluppare armi atomiche. Le due parti hanno concordato di affrontare nei prossimi colloqui tecnici la gestione del materiale arricchito già esistente, sotto la supervisione dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica. Fino alla definizione dell’accordo definitivo, l’Iran manterrà invariato il proprio programma nucleare mentre Washington si asterrà dall’imporre nuove sanzioni o dall’inviare ulteriori forze nella regione.

Il memorandum stabilisce anche che i negoziati per l’intesa finale dovranno concludersi entro 60 giorni, salvo proroghe concordate. L’accordo definitivo dovrà poi essere ratificato attraverso una risoluzione vincolante del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

Resta aperto il tema dei rapporti con Israele. Trump ha dichiarato che una copia del memorandum è stata trasmessa alle autorità israeliane e ha ammesso divergenze con il primo ministro Benjamin Netanyahu sulla gestione della situazione in Libano. Netanyahu ha però negato pubblicamente di aver ricevuto il documento, mentre fonti americane sostengono che il governo israeliano sia stato costantemente informato sui contenuti dell’intesa durante tutto il processo negoziale.

Per la firma ufficiale del memorandum si valuta anche la partecipazione diretta del presidente iraniano Masoud Pezeshkian insieme a Trump. Al momento, per l’incontro previsto a Ginevra, gli Stati Uniti saranno rappresentati dal vicepresidente JD Vance, mentre l’Iran dal presidente del Parlamento e capo negoziatore Mohammad Bagher Ghalibaf.

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