Medici di base nelle Case di comunità, obbligo fino a 6 ore a settimana per aprire 1.038 strutture

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I medici di famiglia dovranno garantire fino a sei ore settimanali nelle Case di comunità per assicurarne l’apertura entro il 30 giugno. L’intesa approvata da Regioni e Ministero punta a rendere operative 1.038 strutture previste dal Pnrr.

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I medici di medicina generale saranno chiamati a prestare servizio nelle Case di comunità fino a un massimo di sei ore settimanali. La misura è contenuta nell’atto di indirizzo approvato il 17 giugno 2026 dalle Regioni e rappresenta il passaggio necessario per il rinnovo dell’Accordo collettivo nazionale della categoria. L’obiettivo è garantire la piena operatività delle 1.038 strutture territoriali previste dal Piano nazionale di ripresa e resilienza entro la scadenza del 30 giugno.

Il provvedimento nasce dall’esigenza di assicurare personale sanitario sufficiente all’interno delle nuove sedi dedicate all’assistenza territoriale. Dopo settimane di confronto e le resistenze espresse dalle organizzazioni sindacali rispetto all’ipotesi di un intervento normativo diretto, Governo e Regioni hanno scelto la strada della contrattazione nazionale per definire regole uniformi su tutto il territorio.

Secondo quanto stabilito dall’atto di indirizzo, i medici di famiglia dovranno svolgere l’attività nelle Case di comunità per un massimo di sei ore settimanali distribuite su 48 settimane all’anno. Le Aziende sanitarie locali avranno il compito di individuare il fabbisogno e ripartire gli incarichi tra i professionisti, assicurando comunque la presenza minima di almeno un medico in ogni struttura.

La nuova organizzazione si aggiunge agli obblighi già previsti per i medici con incarico orario, che possono essere chiamati a coprire turni notturni, festivi e del sabato quando richiesto dalle Aziende sanitarie. Il sistema dovrà consentire una presenza costante sul territorio e offrire ai cittadini un punto di riferimento alternativo all’ospedale per le prestazioni che non richiedono cure ospedaliere.

Nei prossimi giorni il confronto proseguirà presso la Sisac, la struttura incaricata della contrattazione con i medici convenzionati. L’obiettivo dichiarato è arrivare alla firma dell’accordo entro la fine di giugno. Qualora non si raggiungesse un’intesa definitiva nei tempi previsti, resta comunque sul tavolo la possibilità di un intervento legislativo.

Nel frattempo il Ministero della Salute ha aperto anche alla partecipazione volontaria dei medici ospedalieri nelle Case di comunità, al di fuori del loro orario di servizio e previa revisione di alcune incompatibilità oggi esistenti. Disponibilità a collaborare è stata manifestata anche da internisti, pediatri di libera scelta e specialisti ambulatoriali, figure considerate utili per rafforzare la rete dell’assistenza territoriale.

Per le Regioni, il nuovo atto di indirizzo crea le condizioni per accelerare la conclusione della trattativa e consentire l’avvio completo delle strutture finanziate dal Pnrr. Il Governo punta così a garantire un modello assistenziale più uniforme e vicino ai cittadini in tutte le aree del Paese.

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