Francis Kaufmann torna in carcere, Bruzzone attacca sulla perizia psichiatrica

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Francis Kaufmann è tornato in carcere dopo la decisione della Corte d’Assise di Roma di revocare il ricovero psichiatrico. Il processo sul caso di villa Pamphili può così riprendere, mentre resta aperto lo scontro tra consulenti sulle sue reali condizioni mentali e sulla presunta simulazione dei sintomi.

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La decisione della Corte d’Assise di Roma di far rientrare Francis Kaufmann in carcere ha riaperto il confronto sulle condizioni psichiche dell’imputato nel procedimento legato al caso di villa Pamphili. I giudici hanno ritenuto che il 46enne statunitense sia nuovamente in grado di partecipare al processo, consentendo così la ripresa del dibattimento dopo la sospensione delle scorse settimane.

Tra le voci più critiche c’è quella di Roberta Bruzzone, psicologa clinica e forense incaricata come consulente di parte civile. Secondo la professionista, la nuova valutazione non modifica il quadro che aveva delineato fin dall’inizio. A suo giudizio, Kaufmann non avrebbe mai manifestato una reale condizione delirante e avrebbe invece simulato i sintomi che avevano portato allo stop del processo.

Bruzzone considera particolarmente difficile da spiegare l’ipotesi di una remissione spontanea del presunto disturbo psicotico. Secondo la sua interpretazione, l’assenza di una specifica terapia farmacologica renderebbe molto improbabile una scomparsa naturale della sintomatologia. Per questo continua a sostenere che il comportamento dell’imputato fosse riconducibile a una strategia simulatoria piuttosto che a una patologia psicotica effettiva.

La consulente ribadisce inoltre una diagnosi diversa da quella formulata dai periti nominati dalla Corte. Nella sua valutazione, Kaufmann presenterebbe caratteristiche compatibili con un grave disturbo della personalità, caratterizzato da atteggiamenti antisociali, manipolatori e istrionici. Un quadro che, secondo Bruzzone, sarebbe emerso anche durante il periodo trascorso presso il Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura dell’ospedale Santo Spirito.

Nel corso delle più recenti osservazioni cliniche, la psicologa riferisce di aver riscontrato comportamenti analoghi a quelli già registrati in passato. Tra questi vi sarebbe anche la tendenza ad assumere identità differenti. Durante uno degli ultimi incontri, Kaufmann avrebbe dichiarato di chiamarsi York e di essere cittadino britannico, circostanza che la consulente interpreta come un ulteriore tentativo di manipolare interlocutori e contesto processuale.

Per Bruzzone, l’imputato sarebbe pienamente consapevole della realtà che lo circonda e perfettamente capace di comprendere il procedimento in corso. Da qui la convinzione che non esistessero i presupposti per interrompere il processo e che la sospensione disposta nelle settimane precedenti non fosse necessaria.

La psicologa si è soffermata anche sugli episodi di aggressività attribuiti a Kaufmann. A suo avviso non si tratterebbe di manifestazioni legate a una psicosi, ma di reazioni finalizzate a influenzare chi si trova di fronte. Secondo questa lettura, l’intensità delle provocazioni aumenterebbe quando l’interlocutore mostra preoccupazione o timore, per poi diminuire rapidamente in assenza di una risposta emotiva.

Restano inoltre alcune divergenze riguardo agli strumenti utilizzati nella più recente valutazione peritale. Bruzzone ha espresso dubbi sull’eventuale impiego di test specifici destinati a escludere la simulazione dei sintomi, sostenendo di non aver osservato procedure riconducibili a questo tipo di accertamento durante i colloqui ai quali ha assistito.

Nonostante il contrasto tra le diverse interpretazioni cliniche, la Corte ha preso atto della remissione del disturbo psicotico indicato nelle precedenti valutazioni e ha stabilito che Kaufmann può nuovamente prendere parte al processo. Una decisione che consente al procedimento di proseguire, mentre il dibattito sulle sue reali condizioni psichiatriche continua a dividere esperti e consulenti.

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