Stretto di Hormuz, i dubbi sui pagamenti alle navi e il rischio di un pedaggio mascherato
L’esperto di diritto internazionale Marco Roscini chiarisce che l’Iran non può imporre pedaggi alle navi che attraversano lo Stretto di Hormuz. Ammessi solo pagamenti per servizi marittimi effettivi, mentre una tariffa obbligatoria sul transito rischierebbe di violare le norme internazionali.
Lo Stretto di Hormuz torna al centro del dibattito internazionale dopo le indiscrezioni su possibili forme di pagamento legate al passaggio delle navi. Secondo Marco Roscini, professore della Westminster Law School ed esperto di diritto internazionale, il punto decisivo riguarda la distinzione tra il pagamento di servizi marittimi effettivamente forniti e l’introduzione di una tassa per il semplice attraversamento dello stretto.
Roscini spiega che Hormuz è uno dei principali passaggi marittimi utilizzati dalla navigazione internazionale e che, in base alle norme previste dalla Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare, è soggetto al regime del passaggio in transito. Questo principio garantisce a navi e aeromobili di tutti gli Stati il diritto di attraversare l’area in modo continuo e senza ostacoli indebiti.
Alla luce di queste regole, l’Iran non potrebbe sospendere arbitrariamente il traffico marittimo, discriminare le imbarcazioni in base alla nazionalità, subordinare il passaggio a permessi preventivi o imporre pedaggi che limitino concretamente la libertà di navigazione. Anche se Teheran non ha aderito formalmente alla Convenzione, gran parte delle disposizioni che regolano gli stretti internazionali viene considerata parte del diritto internazionale consuetudinario e quindi applicabile anche agli Stati che non hanno ratificato il trattato.
L’esperto sottolinea inoltre che un eventuale accordo tra Stati Uniti e Iran non sarebbe sufficiente per modificare il quadro giuridico dello stretto. Intese bilaterali possono riguardare aspetti come la sicurezza della navigazione, il coordinamento delle attività navali o operazioni di sminamento, ma non possono limitare i diritti riconosciuti agli altri Paesi senza il loro consenso.
Nel memorandum citato da alcuni media iraniani compare anche il tema dei cosiddetti servizi marittimi. In questo caso il diritto internazionale consente agli Stati costieri di richiedere compensi per attività specifiche come pilotaggio, rimorchio, assistenza tecnica alla navigazione o altri servizi analoghi realmente forniti alle navi.
La situazione cambia però se il pagamento diventa una condizione obbligatoria per attraversare lo stretto. Roscini evidenzia che una tariffa richiesta indipendentemente dall’utilizzo di servizi concreti rischierebbe di trasformarsi in un vero e proprio pedaggio mascherato. Se il versamento fosse imposto a tutte le navi per il solo fatto di transitare da Hormuz, sarebbe difficile distinguerlo da una tassa sul passaggio incompatibile con il regime internazionale della navigazione.
Secondo il docente, la questione non riguarda soltanto Hormuz. L’eventuale accettazione di tariffe generalizzate per l’attraversamento di uno stretto strategico potrebbe infatti creare un precedente destinato a essere richiamato da altri Stati in aree analoghe. Una simile evoluzione metterebbe in discussione uno dei principi cardine del diritto marittimo contemporaneo, cioè la libertà di navigazione lungo i principali corridoi attraverso cui passa una parte rilevante del commercio mondiale.
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