Banca fantasma a Prato, pagamenti illeciti fino a 100 milioni l'anno
A Prato è stata scoperta una banca clandestina usata per pagamenti legati a droga, merci e flussi migratori illegali. L’indagine ha portato a 41 misure cautelari e a un sequestro da 60 milioni di euro.
Una banca clandestina attiva a Prato avrebbe gestito pagamenti illeciti per un valore stimato tra 80 e 100 milioni di euro l’anno, collegando traffici di droga, transazioni commerciali in nero e immigrazione irregolare dalla Cina. L’inchiesta coordinata dalla Dda di Firenze e dalla procura di Prato ha portato a 41 misure cautelari e a un sequestro da 60 milioni di euro.
Secondo gli investigatori, il sistema finanziario occulto sarebbe stato utilizzato da tre diverse associazioni a delinquere. Una avrebbe avuto il compito di riciclare proventi del narcotraffico, un’altra sarebbe stata impegnata nel traffico internazionale di stupefacenti, mentre la terza avrebbe gestito l’ingresso illegale di cittadini cinesi in Italia.
Il meccanismo si basava su circuiti informali di trasferimento del denaro, riconducibili al sistema hawala e a modalità note anche come chop-shop. In questo schema le somme non seguono i canali bancari tradizionali e non lasciano una tracciabilità ordinaria, rendendo più difficile ricostruire il percorso dei fondi.
La rete individuata avrebbe garantito pagamenti per partite di droga e per merci vendute fuori dai circuiti fiscali. I flussi sarebbero stati alimentati anche dal denaro prodotto in nero da aziende tessili del pronto moda, collegate ai rapporti commerciali tra il distretto di Prato e poli produttivi presenti in Spagna e in altri Paesi europei.
Al centro dell’organizzazione, secondo l’accusa, c’erano figure capaci di operare come broker finanziari illegali. La struttura avrebbe messo a disposizione una rete di corrieri incaricati di raccogliere e trasferire denaro tra Italia, Spagna, Francia e Portogallo, evitando il trasporto diretto dei proventi della droga e riducendo il rischio di sequestri durante i controlli.
Il giudice per le indagini preliminari ha disposto 17 custodie cautelari in carcere e 16 arresti domiciliari. Nel provvedimento viene contestata anche l’aggravante dell’agevolazione mafiosa, perché il circuito di pagamento sarebbe stato usato da clan italiani e gruppi criminali stranieri.
Tra i soggetti che avrebbero beneficiato dei servizi della banca fantasma figurano, secondo gli atti dell’inchiesta, il clan Briganti di Lecce, legato alla Sacra Corona Unita, la ’ndrina Fiare-Razionale-Gasparro di San Gregorio d’Ippona, nel Vibonese, e il clan camorristico Aquino-Annunziata. La rete sarebbe stata frequentata anche da gruppi albanesi interessati a ripulire denaro proveniente dal narcotraffico.
Un filone dell’indagine riguarda l’immigrazione clandestina dalla Cina. I migranti sarebbero arrivati prima in Serbia, Paese fuori dall’area Schengen e senza obbligo di visto per i cittadini cinesi, per poi essere ospitati a Belgrado in strutture gestite da connazionali.
Da lì, secondo la ricostruzione degli inquirenti, venivano trasferiti verso l’Italia attraversando Ungheria e Slovenia. Le destinazioni finali indicate nell’indagine erano Prato, Torino e Sommacampagna, in provincia di Verona. Per ogni ingresso illegale l’organizzazione avrebbe incassato circa 9.500 euro.
Notizie correlate
730 precompilato, milioni di italiani rinunciano ogni anno a rimborsi Irpef fino a 400 euro Il 730 precompilato fa perdere fino a 400 euro l’anno a milioni di contribuenti che lo inviano senza controllare spese mancanti.