Mondiali 2026, Iran contro le bandiere dell'opposizione negli stadi e chiede l'intervento della Fifa

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L'Iran chiede alla Fifa di far rispettare l'uso della sola bandiera ufficiale ai Mondiali 2026. A Los Angeles sono attese proteste della diaspora iraniana e Teheran minaccia di fermare le partite in caso di simboli considerati ostili.

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Mondiali 2026, Iran contro le bandiere dell'opposizione negli stadi e chiede l'intervento della Fifa
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L’Iran si prepara all’esordio ai Mondiali 2026 con una richiesta formale alla Fifa sul tema delle bandiere negli stadi. Il presidente della Federazione calcistica iraniana, Mehdi Taj, ha ribadito che durante le partite della nazionale dovrà essere esposta esclusivamente la bandiera ufficiale del Paese, escludendo simboli riconducibili ai movimenti di opposizione.

La nazionale iraniana è attesa a Los Angeles per affrontare la Nuova Zelanda nella prima gara del torneo. Proprio la città californiana rappresenta uno dei punti più delicati della competizione per Teheran, poiché ospita la più numerosa comunità iraniana residente all’estero. Una parte significativa della diaspora si oppone apertamente alla Repubblica Islamica e ha già annunciato manifestazioni in occasione della partita.

Secondo quanto riferito da Taj durante un allenamento della squadra a Tijuana, in Messico, la Fifa sarebbe tenuta a far rispettare i propri protocolli, che prevedono la presenza della bandiera ufficiale dello Stato rappresentato in campo. Il dirigente ha spiegato che la federazione iraniana ha già sottoposto la questione all’organismo internazionale e che sono in corso contatti per affrontare le criticità emerse.

Tra i simboli che potrebbero comparire nelle proteste figura la vecchia bandiera iraniana utilizzata prima della Rivoluzione islamica del 1979, caratterizzata dall’emblema del leone e del sole su sfondo verde, bianco e rosso. Alcuni gruppi intendono esporla nei pressi dello stadio e non si esclude che possa essere portata anche sugli spalti. È inoltre possibile che vengano contestati la squadra e l’inno nazionale, come già accaduto durante il Mondiale disputato in Qatar nel 2022.

Nei giorni scorsi il governo di Teheran ha assunto una posizione molto rigida sulla vicenda. Il ministro dello Sport Ahmad Donyamali ha dichiarato che le autorità seguiranno con particolare attenzione l’eventuale presenza di slogan e bandiere ritenuti ostili alla Repubblica Islamica. Lo stesso ministro ha ventilato l’ipotesi di interrompere le partite qualora dovessero verificarsi episodi considerati inaccettabili.

Il regolamento della Fifa vieta l’introduzione di materiale a carattere politico negli impianti sportivi. Resta però da capire come tali norme verranno applicate durante il torneo e quali decisioni saranno adottate nei confronti degli spettatori in possesso di simboli contestati dalle autorità iraniane.

Alla tensione legata alle manifestazioni si aggiungono le difficoltà organizzative affrontate dalla nazionale nelle settimane precedenti al torneo. Dopo lo scoppio del conflitto seguito agli attacchi statunitensi e israeliani contro l’Iran del 28 febbraio, la partecipazione della squadra è rimasta incerta fino agli ultimi giorni. Inoltre, circa quindici componenti dello staff tecnico non hanno ottenuto il visto d’ingresso negli Stati Uniti.

Per questo motivo il Team Melli ha deciso di stabilire il proprio ritiro a Tijuana, in Messico, invece che a Tucson, in Arizona, inizialmente individuata come sede del campo base durante la competizione organizzata congiuntamente da Stati Uniti, Canada e Messico.

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