Sorelline scomparse tra Abruzzo e Lazio, le lettere alla madre al centro delle indagini

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Le lettere trovate dagli investigatori mostrano il desiderio di Sarah e Alisya Di Giacinto di riabbracciare la madre, mentre le indagini sulla scomparsa delle due sorelle si concentrano sul loro passato familiare e sulla recente decisione del tribunale.

Sarah e Alisya
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Proseguono senza sosta le ricerche di Sarah e Alisya Di Giacinto, le sorelle di 16 e 12 anni scomparse da una settimana dopo essersi allontanate dalla casa famiglia di Civitella Alfedena, in provincia dell’Aquila. I carabinieri e la Procura di Sulmona stanno seguendo diverse piste tra Abruzzo e Lazio, con verifiche effettuate anche nell’area del lago di Barrea.

Tra gli elementi esaminati dagli investigatori ci sono alcuni scritti personali delle ragazze. In lettere e appunti consegnati agli operatori della struttura emergono parole rivolte alla madre, Valentina D’Acunto. «Mamma mi manchi, ho sempre desiderato una mamma come te» e «Ti vorrei accanto a me per sempre» sono alcune delle frasi contenute nei documenti mostrati durante un servizio televisivo.

Dietro la vicenda c’è una lunga disputa familiare tra i genitori delle due minorenni, Valentina D’Acunto e Stefano Di Giacinto. La forte conflittualità aveva portato in passato alla sospensione della responsabilità genitoriale per entrambi. Le ragazze erano state quindi collocate nella comunità protetta abruzzese, mentre la tutela formale era stata affidata al sindaco di Minturno.

La situazione è cambiata il 28 maggio, pochi giorni prima della scomparsa. Il Tribunale di Cassino ha disposto la revoca della responsabilità genitoriale alla madre, assegnandola integralmente al padre. Nella sentenza vengono richiamate consulenze e valutazioni psicologiche secondo cui gli atteggiamenti della donna avrebbero influenzato le figlie nei confronti dell’ex marito. Per questo motivo, secondo il tribunale, le manifestazioni di affetto contenute nelle lettere non sarebbero state del tutto spontanee.

Le ricostruzioni delle parti coinvolte restano però molto diverse. L’avvocato della madre, Enrico Mastantuono, sostiene che la sua assistita abbia continuato a incontrare regolarmente le figlie nella struttura e afferma che le ragazze non desideravano avere rapporti con il padre. Una versione che contrasta con quanto riferito dai servizi sociali e da Alessia Natali, presidente dell’associazione Penelope Abruzzo e Molise, secondo la quale Alisya avrebbe chiesto di parlare con il padre il 22 maggio.

Gli investigatori stanno valutando se la decisione del Tribunale di Cassino possa aver avuto un ruolo nella scelta delle due sorelle di allontanarsi dalla comunità. La sentenza prevedeva infatti che le ragazze restassero ancora per alcuni mesi nella struttura prima del trasferimento definitivo presso il padre.

La Procura ha aperto un fascicolo per sottrazione di minori e continua a esaminare ogni scenario possibile. Restano aperte sia l’ipotesi di una fuga organizzata volontariamente sia quella che le due ragazze possano essere state aiutate o prelevate da persone di loro conoscenza.

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