Fabio Capello incorona Maradona, Pelé e Messi: duro attacco alla formazione dei giovani calciatori
Fabio Capello indica Maradona, Pelé e Messi come i tre più grandi geni del calcio e accusa il sistema italiano di trascurare la tecnica nei giovani, criticando gli allenatori che puntano soltanto sulla tattica.
Fabio Capello ripercorre oltre cinquant’anni di carriera e di vita in una lunga intervista, alternando ricordi personali, aneddoti di campo e giudizi netti sul calcio moderno. L’ex allenatore di Milan, Juventus, Roma e Real Madrid torna anche sul celebre successo dell’Italia a Wembley nel 1973, quando segnò il gol che consegnò agli azzurri una vittoria storica contro l’Inghilterra.
Rievocando quella giornata, racconta di aver dedicato il successo ai tanti italiani presenti nello stadio londinese come lavoratori emigrati. Un gesto che ricorda ancora oggi come una risposta alle provocazioni della stampa britannica dell’epoca.
Nel racconto trovano spazio anche i ricordi dell’infanzia trascorsa in Friuli, una terra segnata dalle tensioni del dopoguerra e dal dramma delle foibe. Capello parla dell’ambiente in cui è cresciuto, delle convinzioni che hanno accompagnato la sua giovinezza e degli episodi vissuti lungo il confine orientale italiano.
Tra le pagine più personali emerge l’incontro con la moglie Laura, conosciuta da ragazzo durante un viaggio in autobus e rimasta al suo fianco per oltre mezzo secolo. Ricorda inoltre il rapporto di amicizia con Pier Paolo Pasolini, frequentato a Grado negli anni giovanili. Con il celebre scrittore e regista, racconta, le conversazioni ruotavano spesso attorno al calcio più che al cinema.
Parlando dei tecnici che hanno influenzato la sua formazione, Capello cita Helenio Herrera, apprezzato per la capacità di lavorare sulla mente dei giocatori, Nils Liedholm per le sue qualità umane e professionali, Nereo Rocco per il carattere diretto e ironico e Oronzo Pugliese per il modo passionale con cui viveva le partite.
Il tema dei grandi campioni occupa una parte centrale dell’intervista. Capello definisce Gianni Rivera un leader unico nel suo genere e ricorda le difficoltà incontrate nella gestione di Roberto Baggio, penalizzato soprattutto dai problemi fisici che limitavano la continuità negli allenamenti. Secondo l’ex allenatore, con le regole attuali e le cinque sostituzioni disponibili, il talento di Baggio avrebbe avuto ancora più spazio.
Quando si parla dei migliori giocatori di sempre, il giudizio è categorico. Per Capello i tre autentici geni della storia del calcio sono Diego Armando Maradona, Pelé e Lionel Messi, calciatori capaci di inventare giocate fuori dall’ordinario. Subito dietro colloca Ronaldo, il Fenomeno, pur ricordando che durante l’esperienza al Real Madrid decise di separarsi dal brasiliano perché considerato una presenza negativa per gli equilibri dello spogliatoio.
L’ex commissario tecnico della nazionale inglese affronta anche il rapporto con Silvio Berlusconi, che descrive come una figura capace di trasformare profondamente il calcio italiano e il mondo della televisione. Non mancano i ricordi legati allo scudetto conquistato con la Roma nel 2001 e all’esperienza vissuta sulla panchina della Russia, terminata con un esonero comunicato direttamente in aeroporto.
Nella parte finale dell’intervista arriva la critica più severa al calcio italiano contemporaneo. Capello ritiene che il movimento abbia progressivamente sacrificato la tecnica individuale in favore di un’eccessiva attenzione agli schemi e alla tattica. A suo giudizio, l’errore nasce fin dalle categorie giovanili, dove molti allenatori dedicano troppo tempo all’organizzazione tattica e troppo poco allo sviluppo delle qualità tecniche dei ragazzi.
Per questo motivo sostiene che interverrebbe senza esitazioni contro chi insegna soltanto schemi ai bambini, trascurando il lavoro sul pallone. Una posizione che collega direttamente alle difficoltà incontrate dall’Italia negli ultimi anni e alle mancate qualificazioni ai Mondiali.
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