Donare il sangue, cosa dicono i medici su benefici, rischi e requisiti

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Donare il sangue consente di curare pazienti in emergenza, chirurgia e terapie oncologiche, ma per chi dona il beneficio certo riguarda soprattutto i controlli sanitari gratuiti.

World Blood Donor Day
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Donare il sangue può fare la differenza per chi affronta un’emergenza, un intervento chirurgico, un parto complicato o una terapia oncologica. Una sola unità donata può aiutare fino a tre persone, dato richiamato dall’Organizzazione mondiale della sanità per il World Blood Donor Day del 14 giugno.

In Italia i donatori sono circa 1,67 milioni. Nel 2024 le donazioni di sangue e plasma hanno superato quota 3 milioni, rendendo possibili trasfusioni per circa 640mila pazienti e trattamenti quotidiani con medicinali plasmaderivati per migliaia di persone.

La domanda più frequente riguarda però chi dona: il gesto produce vantaggi anche per la salute del donatore? Secondo gli esperti della piattaforma anti-bufale “Dottore, ma è vero che...?” della Fnomceo, la risposta è sì solo in parte e non per i motivi spesso ripetuti nel passaparola.

Il beneficio più concreto riguarda la prevenzione. Prima della donazione vengono controllati pressione arteriosa, livello di emoglobina e condizioni generali di salute attraverso un questionario. In alcune situazioni può essere eseguito anche un elettrocardiogramma.

Sul campione prelevato vengono poi effettuati esami del sangue, tra cui emocromo e test per Hiv, epatiti B e C e sifilide. Nei donatori periodici si controllano anche colesterolo, trigliceridi, creatinina e ferritina. Questi accertamenti possono far scoprire alterazioni o disturbi non ancora noti.

Un altro effetto segnalato dagli studi riguarda il benessere psicologico. Molti donatori raccontano una sensazione positiva legata all’aiuto dato ad altre persone, un fenomeno osservato anche in altre forme di volontariato.

Più incerta è invece la presunta protezione per cuore e arterie. Alcune ipotesi collegano la donazione alla riduzione delle riserve di ferro o a una minore densità del sangue, con un possibile effetto sul rischio di infarto e ictus. Una revisione sistematica del 2022 ha raccolto risultati favorevoli in diversi studi, ma gli autori invitano alla prudenza per il cosiddetto effetto del donatore sano: chi può donare supera già controlli medici e parte da condizioni generalmente buone.

Per donare servono requisiti precisi. Possono presentarsi cittadini italiani e stranieri con documento valido, e in alcune strutture può essere richiesta anche la tessera sanitaria. L’età ordinaria va dai 18 ai 65 anni, con possibilità per i donatori periodici di proseguire fino a 70 anni dopo valutazione clinica.

Il peso deve essere almeno di 50 chili e lo stato di salute deve essere buono. Prima del prelievo si verificano anche pressione, frequenza cardiaca ed emoglobina. La pressione sistolica deve essere non superiore a 180 mmHg e la diastolica non superiore a 100 mmHg; la frequenza cardiaca deve essere regolare e compresa tra 50 e 100 battiti al minuto.

I valori di emoglobina devono essere pari o superiori a 13,5 g/dL negli uomini e a 12,5 g/dL nelle donne. Se il valore risulta troppo basso, la donazione non viene effettuata per proteggere la salute del donatore.

La donazione è considerata sicura quando rispetta tempi e criteri medici, ma non è priva di effetti sull’organismo. Ogni donazione di sangue intero comporta una perdita stimata di circa 200-300 milligrammi di ferro. Chi dona spesso, soprattutto le donne in età fertile, può ridurre le proprie riserve e avvertire stanchezza, capogiri o difficoltà di concentrazione.

Una revisione sistematica del 2026, commissionata dall’Oms per l’aggiornamento delle linee guida, ha analizzato gli studi randomizzati disponibili. Donare con intervalli più brevi di quelli raccomandati tende a ridurre emoglobina e ferritina e può aumentare il rischio di stanchezza, capogiri e gambe senza riposo.

In Italia la normativa consente al massimo quattro donazioni di sangue intero l’anno per gli uomini e per le donne non in età fertile. Per le donne in età fertile il limite è di due donazioni l’anno. Tra un prelievo e l’altro deve passare almeno un intervallo di tre mesi.

L’integrazione di ferro può ridurre il rischio di carenza nei donatori, come indicato da una revisione Cochrane, ma può provocare disturbi gastrointestinali. Per questo chi dona regolarmente deve seguire le indicazioni del centro trasfusionale e riferire eventuali sintomi insoliti tra una donazione e la successiva.

Il sangue resta un presidio salvavita che non può essere prodotto in laboratorio. Chi sceglie di donare dovrebbe farlo per aiutare i pazienti che ne hanno bisogno, rispettando i controlli, gli intervalli previsti e le valutazioni del medico in caso di malattie, terapie in corso o dubbi sull’idoneità.

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