Batterio mangiacarne nello Stretto di Messina, cosa sapere su rischi e sintomi

Notizia in breve

Il Vibrio vulnificus, noto come batterio mangiacarne, torna sotto osservazione nello Stretto di Messina. Vive in acque calde e salmastre e può causare infezioni gravi attraverso ferite aperte o molluschi crudi, soprattutto nei soggetti fragili.

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Batterio mangiacarne nello Stretto di Messina, cosa sapere su rischi e sintomi
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Il Vibrio vulnificus, conosciuto anche come batterio mangiacarne, torna sotto osservazione nello Stretto di Messina dopo l’aumento delle infezioni registrate negli Stati Uniti. Il microrganismo vive naturalmente nelle acque costiere calde e salmastre e può provocare malattie gravi quando entra nell’organismo attraverso una ferita oppure dopo il consumo di molluschi crudi o poco cotti.

La presenza del batterio nell’area tra Sicilia e Calabria non rappresenta una scoperta recente. Una ricerca dell’Università di Messina, pubblicata circa vent’anni fa, aveva già studiato il Vibrio vulnificus nelle acque marine e nel plancton della zona. Il tema è tornato d’attualità durante l’estate, quando temperature elevate possono creare condizioni favorevoli alla crescita dei batteri appartenenti al genere Vibrio.

Negli Stati Uniti l’attenzione resta alta soprattutto in Florida. I dati aggiornati al 6 agosto 2026 indicano 14 casi confermati di Vibrio vulnificus e due decessi nello Stato. Nel 2025 erano stati registrati 33 casi con cinque morti, mentre nel 2024 le infezioni erano salite a 82, con 19 decessi.

L’infettivologo Matteo Bassetti, direttore della Clinica di Malattie infettive e tropicali del Policlinico San Martino di Genova, ha richiamato l’attenzione sui rischi legati al contatto con acque calde in presenza di tagli, abrasioni o altre lesioni della pelle. Il batterio può infatti penetrare attraverso una ferita e provocare un’infezione dei tessuti capace di evolvere molto rapidamente.

Una delle complicazioni più temute è la fascite necrotizzante, un’infezione grave che provoca la morte dei tessuti intorno alla zona colpita. Nei casi più severi il Vibrio vulnificus può raggiungere il sangue e causare setticemia, forte abbassamento della pressione e choc settico. Secondo le autorità sanitarie statunitensi, circa una persona su cinque tra quelle colpite da questa specifica infezione può morire, anche nel giro di uno o due giorni dall’esordio della malattia.

I sintomi cambiano in base alla via di infezione. Dopo il consumo di alimenti contaminati possono comparire diarrea acquosa, crampi addominali, nausea, vomito, febbre e brividi. Quando il batterio entra attraverso una ferita possono invece manifestarsi dolore, arrossamento, gonfiore, calore della pelle, alterazioni del colore e fuoriuscita di liquido. Le infezioni del sangue possono accompagnarsi a febbre, brividi, pressione molto bassa e lesioni cutanee con vesciche.

Il rischio di complicazioni aumenta nelle persone con difese immunitarie ridotte e in chi soffre di alcune malattie croniche, in particolare patologie del fegato. Per ridurre la possibilità di contagio è consigliato evitare il contatto di ferite aperte con acqua marina o salmastra calda e cuocere accuratamente ostriche e altri molluschi.

Anche in Europa le condizioni ambientali favorevoli ai Vibrio vengono monitorate durante la stagione calda. Nel luglio 2026 l’Ecdc ha aggiornato il suo sistema di sorveglianza delle acque costiere, basato soprattutto sulla temperatura superficiale del mare e sulla salinità. Dopo le ondate di caldo, alcune aree europee possono raggiungere più rapidamente condizioni adatte alla proliferazione di questi microrganismi.

Le infezioni gravi richiedono un intervento medico tempestivo. Nei casi più seri vengono impiegati antibiotici e, quando il tessuto è danneggiato o necrotico, può essere necessario un intervento chirurgico per rimuovere le parti infette. Nei quadri estremi si può arrivare all’amputazione dell’arto interessato.

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