Crans Montana, i Moretti negano responsabilità nel rogo del Constellation

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Jacques e Jessica Moretti negano responsabilità per il rogo del Constellation a Crans Montana, costato la vita a 41 persone, e sostengono di non conoscere il rischio delle candele scintillanti.

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Jacques e Jessica Moretti hanno respinto ogni accusa davanti al tribunale per la tragedia di Capodanno nel bar Le Constellation di Crans-Montana. I due proprietari del locale hanno dichiarato di non sapere che le candele scintillanti usate durante la serata potessero provocare un incendio con conseguenze così gravi.

Secondo quanto riportato dall’emittente svizzera Rts, che ha avuto accesso alla trascrizione dell’ultima udienza, i coniugi Moretti sono stati interrogati insieme per circa dieci ore. Si è trattato del primo confronto congiunto in aula, durante il quale i magistrati hanno ricostruito i passaggi precedenti al rogo.

Al centro dell’esame è finito anche un messaggio inviato ai dipendenti il 13 dicembre 2019 e prodotto dall’accusa. Nel testo si raccomandava prudenza nel caso in cui i clienti avessero chiesto le candele scintillanti, perché una scintilla caduta su divani, pavimento o schiuma avrebbe potuto far bruciare il locale.

Jessica Moretti ha però messo in dubbio la paternità di quel messaggio. In aula ha chiesto ai magistrati se fossero certi che fosse stata lei a scriverlo. Quando l’accusa le ha contestato che fosse improbabile non conoscere i rischi, la donna ha ribadito di non esserne stata consapevole e di non aver immaginato un pericolo di quelle proporzioni.

Le candele scintillanti, secondo la ricostruzione, avrebbero incendiato la schiuma presente nel seminterrato del Constellation. Il rogo provocò la morte di 41 persone, tra cui sei ragazzi italiani.

Anche Jacques Moretti ha negato di aver previsto un simile scenario. Ha spiegato che le precauzioni adottate servivano a evitare danni alle attrezzature del locale, non a prevenire una tragedia. A suo dire, dopo il rispetto degli standard richiesti, l’autorizzazione per l’uso delle fontane luminose e il collaudo dei vigili del fuoco, i proprietari ritenevano che l’attività potesse svolgersi senza rischi per il pubblico.

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