Pedaggi sull'A20 Palermo-Messina, sei sospesi per il presunto sistema che sottraeva denaro ai caselli

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Un’inchiesta sui caselli dell’A20 Palermo-Messina ha portato alla sospensione di sei persone accusate di trattenere parte dei pedaggi versati dagli automobilisti. Contestati 266 episodi di peculato tra Buonfornello, Cefalù e Castelbuono.

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Sei persone sono state sospese dal servizio nell’ambito di un’indagine della Procura di Termini Imerese su presunte irregolarità nella riscossione dei pedaggi lungo l’autostrada A20 Palermo-Messina. Il provvedimento riguarda cinque dipendenti del Consorzio autostrade siciliane e un lavoratore di una società privata incaricata della manutenzione degli impianti di esazione.

Secondo gli investigatori, il sistema avrebbe consentito agli addetti ai caselli di trattenere parte del denaro consegnato dagli automobilisti. Gli utenti pagavano regolarmente il pedaggio in contanti, ma il biglietto utilizzato per la registrazione dell’operazione sarebbe stato sostituito con un altro tagliando, conservato in precedenza e riferito a una tratta molto più breve, dal valore di appena 90 centesimi. La differenza tra quanto effettivamente versato e quanto registrato veniva così sottratta.

L’indagine è partita da una segnalazione del Consorzio autostrade siciliane, che aveva rilevato anomalie nei dati relativi agli incassi dei caselli di Buonfornello, Cefalù e Castelbuono. In particolare, erano emerse discrepanze tra il numero dei veicoli transitati e le somme successivamente versate al consorzio.

Per verificare quanto stava accadendo, gli agenti della Polizia Stradale hanno installato telecamere all’interno dei gabbiotti di riscossione. Le immagini raccolte avrebbero documentato le modalità con cui veniva effettuata la sostituzione dei biglietti e altre pratiche ritenute funzionali ad aumentare gli incassi illeciti.

Tra queste, gli inquirenti contestano anche la disattivazione delle corsie automatiche. In alcuni casi la sbarra sarebbe stata abbassata e il semaforo impostato sul rosso, costringendo gli automobilisti a utilizzare le postazioni presidiate dagli operatori e aumentando così il numero delle transazioni gestite direttamente dagli indagati.

Le verifiche hanno permesso di accertare che ciascun coinvolto avrebbe ottenuto, nell’arco di circa tre mesi, somme variabili tra poco meno di 100 euro e oltre 800 euro. Gli episodi contestati sono complessivamente 266 e l’accusa formulata è quella di peculato, per essersi appropriati del denaro versato dagli utenti a titolo di pedaggio autostradale.

Il dipendente della società privata risponde inoltre di concorso in 33 episodi che sarebbero stati commessi insieme a due dei coindagati. Durante gli interrogatori preventivi, gli indagati hanno scelto di avvalersi della facoltà di non rispondere.

Il giudice per le indagini preliminari di Termini Imerese, Irina Cirincione, ha disposto per tutti la sospensione temporanea dall’esercizio del pubblico servizio per sei mesi. Nel provvedimento, il gip evidenzia come le condotte contestate non rappresenterebbero fatti isolati, ma parti di un meccanismo consolidato che, nel tempo, avrebbe consentito l’appropriazione di somme significative.

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