Famiglia nel bosco, la perizia finale apre al rientro dei figli con i genitori
I tre figli della famiglia del bosco restano in casa famiglia, ma la perizia finale apre al loro rientro con i genitori appena saranno garantite le condizioni ritenute adeguate per il loro benessere.
Il caso della cosiddetta Famiglia nel Bosco si avvicina a una possibile svolta. Al Tribunale per i minorenni dell’Aquila è stata depositata la relazione conclusiva della consulente tecnica d’ufficio, documento che potrebbe incidere sulla decisione relativa al futuro dei tre bambini attualmente ospitati in una casa famiglia.
La perizia, redatta dalla psichiatra Simona Ceccoli, conta circa 50 pagine e si aggiunge alla precedente relazione di 196 pagine e alle osservazioni presentate dai consulenti della famiglia, che ammontano a circa 300 pagine. Il lavoro è stato svolto insieme alla collega Valentina Garrapetta nell’ambito delle valutazioni psicologiche effettuate sui genitori Nathan Trevallion e Catherine Birmingham.
Nella relazione finale, la consulente risponde alle contestazioni avanzate dagli esperti incaricati dalla famiglia, Tonino Cantelmi e Martina Aiello, ribadendo la correttezza del metodo seguito durante gli accertamenti e difendendo le conclusioni raggiunte nel corso della valutazione.
Uno dei passaggi più rilevanti riguarda il futuro dei minori. La psichiatra chiarisce che il documento non sostiene la permanenza dei bambini in istituto e non esprime una posizione contraria al loro ritorno in famiglia. Al contrario, viene indicato come auspicabile che possano essere create nel più breve tempo possibile le condizioni necessarie per consentire il rientro dei figli a casa, compatibilmente con il loro equilibrio e benessere.
Adesso la parola passa ai giudici del Tribunale per i minorenni, che avranno circa un mese di tempo per esaminare l’intera documentazione e pronunciarsi sul caso. Nel frattempo i tre bambini restano nella struttura che li ospita, mentre i genitori continuano a vivere nella loro abitazione nel bosco e attendono il trasferimento nella casa messa a disposizione dal Comune, dove dovranno spostarsi durante gli interventi previsti sull’immobile ritenuto non idoneo dai magistrati.
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