Dario Argento attacca il cinema italiano, Le sale sono vuote e il pubblico ha le sue responsabilità
Dario Argento accusa il pubblico italiano di aver abbandonato le sale e attribuisce anche agli spettatori il declino del cinema nazionale. Il regista critica istituzioni e produzioni, mentre prepara un nuovo film con Isabelle Huppert.
A pochi mesi dal suo 86° compleanno, Dario Argento continua a vivere il cinema con lo stesso entusiasmo che lo accompagna da una vita. Ospite del Milano Film Fest per una masterclass dedicata alla sua carriera, il regista ha ripercorso le tappe che lo hanno portato a diventare uno dei nomi più influenti dell’horror mondiale, soffermandosi anche sulle difficoltà che attraversa oggi il settore cinematografico italiano.
Il legame con il grande schermo nasce durante l’infanzia, nonostante il padre lavorasse già nell’industria cinematografica. Argento racconta di aver sviluppato autonomamente questa passione, approfondita poi durante gli anni trascorsi in Francia. Nelle sale della Cinémathèque Française scoprì il cinema muto, l’espressionismo tedesco e numerosi classici che contribuirono a formare il suo immaginario artistico. A influenzarlo profondamente fu anche la Nouvelle Vague francese, movimento che considera ancora oggi uno dei punti di riferimento della sua formazione.
Guardando alla situazione attuale, il regista non nasconde il proprio pessimismo. Secondo Argento, il cinema italiano soffre di una crisi che coinvolge diversi aspetti, dalla gestione istituzionale alla capacità di proporre opere capaci di imporsi sulla scena internazionale. A suo giudizio servirebbero figure competenti e realmente appassionate alla guida delle strutture che sostengono il settore.
Il regista ritiene però che le responsabilità non ricadano soltanto sugli addetti ai lavori. Una parte del problema, sostiene, riguarda direttamente gli spettatori. Le sale sempre meno frequentate e la preferenza per prodotti che considera di scarso livello avrebbero contribuito alla perdita di centralità del cinema italiano nei grandi festival e nelle principali competizioni internazionali.
Nemmeno sulle nuove generazioni di autori Argento mostra particolare ottimismo. Per lui la giovane età non rappresenta automaticamente una garanzia di qualità e l’esperienza rimane un elemento determinante per costruire una cinematografia solida e riconoscibile.
Parlando dell’horror contemporaneo, il regista ridimensiona il successo delle produzioni statunitensi e guarda con maggiore interesse a quanto viene realizzato in altri Paesi. Le opere provenienti dall’Asia, dall’America Latina e dalla Spagna, a suo avviso, stanno offrendo idee più stimolanti rispetto a gran parte della produzione americana. In Italia, invece, rileva una carenza evidente sia nel cinema horror sia nei thriller.
Alla domanda sull’assenza di un suo vero erede, Argento risponde che il suo percorso è difficile da replicare. Molti registi, soprattutto stranieri, si rivolgono a lui per consigli e confronti, ma ritiene che ogni autore debba trovare autonomamente la propria strada e sviluppare un linguaggio personale.
La musica continua a occupare un posto centrale nella sua visione artistica. Appassionato tanto di rock quanto di musica classica, osserva con favore il ritorno di interesse verso quest’ultima, segnalando il successo crescente di concerti e opere liriche anche presso il pubblico più giovane.
Argento si è soffermato anche sul tema dell’intelligenza artificiale. Pur riconoscendone le potenzialità, sostiene che le immagini generate da questi strumenti trasmettano spesso una sensazione di freddezza. Dopo aver osservato alcuni esempi insieme alla figlia Asia, ha maturato l’impressione che la tecnologia possa riprodurre forme e contenuti, ma senza riuscire a trasmettere una vera componente emotiva.
Il regista guarda con preoccupazione anche all’attuale scenario internazionale segnato da conflitti e tensioni. Ammette di percepire un diffuso senso di incertezza e paura, ma preferisce continuare a concentrarsi sul proprio lavoro e sui progetti cinematografici che lo attendono.
Tra questi c’è il nuovo film interpretato da Isabelle Huppert, attrice che Argento ammira da anni. Il regista lo descrive come il lavoro più estremo e sanguinoso della sua carriera, definendo la protagonista una performer di straordinario talento e raffinatezza.
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