Mara Venier si lavava con l'Ajaxr! Infanzia difficile e amore, il lavoro come rifugio nei momenti più duri
Mara Venier ripercorre infanzia, carriera e vita privata, raccontando episodi dolorosi e momenti decisivi che l’hanno portata a riconciliarsi con il passato e a costruire il rapporto con il marito Nicola Carraro.
Mara Venier ha aperto una finestra sulla propria vita durante la partecipazione al podcast “Il fienile” di Luca Zaia. La conduttrice di Domenica In ha ripercorso alcune delle tappe più significative della sua storia personale e professionale, soffermandosi sui ricordi dell’infanzia, sugli affetti e sul ruolo che il lavoro ha avuto nel corso degli anni.
Per la presentatrice Rai, il lavoro non è stato soltanto una professione. Nel corso della conversazione ha spiegato di averlo vissuto come un sostegno nei momenti più complicati della sua esistenza. Nonostante decenni di esperienza davanti alle telecamere, ha ammesso di provare ancora tensione prima di ogni diretta. Una sensazione che, ha raccontato, scompare non appena inizia la trasmissione.
Tra gli episodi ricordati da Mara Venier c’è anche un curioso capitolo legato alle cartomanti. In un periodo segnato da una relazione sentimentale che non riusciva a decollare, frequentava spesso una veggente insieme a Edwige Fenech. Le visite avvenivano in un appartamento di via Veneto, a Roma. Secondo il racconto della conduttrice, una previsione parlava dell’arrivo di un uomo collegato ai viaggi e al mare, una frase che all’epoca interpretò in modo completamente diverso.
Qualche tempo dopo arrivò nella sua vita Nicola Carraro. Venier ha ricordato il loro primo incontro, avvenuto nel 2000. A prima vista non immaginò che quell’uomo elegante e riservato potesse diventare il compagno della sua vita. A colpirla fu però un dettaglio inatteso: Carraro le disse di conoscerla e di sapere quanto fosse brava a preparare la pasta e fagioli. Da quel momento nacque una relazione destinata a trasformarsi prima in un fidanzamento e successivamente nel matrimonio.
La conduttrice è tornata anche agli anni dell’infanzia. Nata a Venezia, si trasferì con la famiglia a Mestre quando era ancora bambina. Il padre lavorava nelle ferrovie, mentre la madre faceva la sarta. Il cambiamento fu dettato soprattutto da esigenze economiche, legate al costo dell’affitto.
Tra i ricordi più dolorosi, Mara Venier ha raccontato quelli legati al colore della sua pelle durante l’adolescenza. Ha ricordato di aver utilizzato perfino detergenti inadatti, come l’Ajax per le pentole, nel tentativo di schiarire l’incarnato. Un comportamento nato dalle prese in giro ricevute da ragazza, quando alcuni le dicevano di essere figlia di un “marochin”, espressione che la feriva profondamente.
Nel racconto non è mancato il ricordo della madre, colpita da una forma terminale di Alzheimer. Dopo la sua scomparsa, Venier ha vissuto un lungo periodo durante il quale non riusciva a tornare nei luoghi della propria giovinezza. Solo con il passare del tempo è riuscita a riprendere quel percorso, tornando tra via Piave e piazza Ferretto. Un ritorno che le ha permesso di guardare con serenità ai luoghi e ai ricordi che avevano segnato la sua crescita.
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