Angelo Pagotto, dalla carriera nel Milan alla rinascita in montagna dopo squalifiche e drammi familiari
Angelo Pagotto racconta il crollo dopo il calcio tra squalifiche e problemi personali. L’ex portiere del Milan dice di aver perso tutto, compreso il rapporto con i figli, e oggi vive in montagna lavorando come allenatore.
Angelo Pagotto, ex portiere del Milan e della Nazionale Under 21, ha ripercorso le tappe più difficili della sua vita, segnata da una carriera interrotta troppo presto e da vicende personali che hanno avuto conseguenze profonde. Oggi, a 52 anni, lavora come preparatore dei portieri alla Pistoiese e vive lontano dai riflettori, in montagna.
Considerato uno dei talenti più promettenti del calcio italiano degli anni Novanta, Pagotto aveva iniziato il proprio percorso professionale nel Napoli, vivendo da vicino gli ultimi anni di Diego Maradona. Successivamente era passato alla Sampdoria prima di approdare al Milan, allora guidato dalla proprietà di Silvio Berlusconi e composto da campioni come Franco Baresi e Paolo Maldini.
Ripensando a quella scelta, l’ex portiere ha spiegato di aver accettato l’offerta rossonera senza esitazioni. Lasciare Genova, dove si trovava bene, sembrava impossibile da rifiutare davanti alla prospettiva di vestire la maglia del Milan. Col tempo, però, ha maturato la convinzione che quella decisione abbia rappresentato un passaggio complicato della sua carriera.
La stagione vissuta a Milano fu particolarmente difficile. Pagotto ha ricordato un ambiente molto esigente, nel quale ogni errore finiva sotto osservazione. Un periodo che ha contribuito ad aumentare le pressioni e le difficoltà già presenti in una squadra che attraversava una fase complessa.
Tra i rimpianti più grandi c’è anche la gestione del denaro guadagnato nel calcio. L’ex portiere ha raccontato di aver speso somme enormi durante gli anni di maggiore successo, arrivando a dissipare gran parte dei guadagni accumulati. Ha ricordato episodi di acquisti impulsivi e uno stile di vita che, con il senno di poi, considera eccessivo. Nonostante una carriera professionistica ai massimi livelli, sostiene di non aver conservato quasi nulla del patrimonio costruito in quegli anni.
La sua parabola sportiva è stata segnata anche dalle squalifiche che hanno compromesso definitivamente il percorso agonistico. Dopo quei fatti, Pagotto ha dovuto affrontare un lungo periodo lontano dal calcio professionistico e ricostruire la propria vita partendo da occupazioni molto diverse. Ha lavorato come cameriere, cuoco e magazziniere, cercando nuove opportunità per mantenersi.
Oggi racconta di aver trovato un nuovo equilibrio. Vive in montagna, conduce una vita semplice e dedica gran parte del proprio tempo all’allenamento dei giovani calciatori. Un’attività che gli permette di restare vicino allo sport che ha segnato la sua esistenza e di trasmettere la propria esperienza alle nuove generazioni.
Resta però aperta una ferita personale che riguarda la famiglia. Pagotto ha confessato di non avere più rapporti con i figli, che non desiderano incontrarlo né parlare con lui. Nonostante continui a inviare messaggi in occasione delle festività e dei compleanni, non riceve risposte. Una situazione che vive con sofferenza e che considera il peso più grande del suo passato.
Cresciuto senza la figura paterna, l’ex portiere ha spiegato di conoscere bene il vuoto lasciato dall’assenza di un genitore. Per questo continua a sperare di poter recuperare un giorno il rapporto con i figli e raccontare loro ciò che è accaduto nel corso della sua vita, riconoscendo gli errori commessi ma sostenendo di essere cambiato profondamente rispetto agli anni più difficili.
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