Morte della piccola Beatrice a Bordighera, nelle chat insulti e foto dei lividi
Beatrice muore a 2 anni dopo settimane di presunte violenze, le chat acquisite dagli investigatori mostrano insulti, foto dei lividi e l’abbandono delle tre sorelle affidate per giorni alla figlia maggiore di 9 anni.
La morte di Beatrice, la bambina di due anni deceduta il 9 febbraio a Bordighera, continua a far emergere particolari sempre più gravi dalle indagini. La Procura di Imperia contesta alla madre, Emanuela Aiello, e al compagno Emanuel Iannuzzi il reato di maltrattamenti aggravati dalla morte della minore. I due sono stati arrestati su disposizione del giudice per le indagini preliminari.
Dalle carte dell’inchiesta emerge una situazione familiare segnata da lunghi periodi di assenza della madre. Secondo gli investigatori, le tre figlie, di 9, 7 e 2 anni, sarebbero rimaste da sole in più occasioni. Alla sorella maggiore sarebbe stato affidato il compito di accudire le più piccole, preparare da mangiare, somministrare medicinali e monitorare le loro condizioni di salute.
Tra il 14 e il 17 gennaio, le bambine sarebbero rimaste senza la presenza costante di un adulto. In quei giorni la madre avrebbe trascorso con loro soltanto poche ore, ignorando numerose telefonate provenienti dall’abitazione. Per gran parte del mese di gennaio, secondo la ricostruzione degli inquirenti, la donna avrebbe trascorso le serate nell’abitazione di Iannuzzi a Perinaldo, lasciando le figlie a Bordighera.
Le conversazioni acquisite dagli investigatori raccontano il rapporto quotidiano tra la bambina di nove anni e la madre. In uno scambio di messaggi, dopo aver riferito di essere stata male e di aver vomitato, la figlia riceve una risposta di rimprovero invece di rassicurazioni. Gli atti descrivono una minore costretta a gestire situazioni incompatibili con la sua età.
Durante l’interrogatorio di garanzia, Emanuela Aiello ha ammesso di aver lasciato le figlie sole in alcune circostanze per raggiungere il compagno. Ha inoltre riferito di aver iniziato a fare uso di alcol e sostanze stupefacenti dopo l’inizio della relazione. La donna ha negato qualsiasi coinvolgimento nelle violenze subite da Beatrice e ha dichiarato di non aver mai assistito ad aggressioni nei confronti della bambina.
Un ruolo centrale nell’indagine è occupato dalle conversazioni attribuite a Emanuel Iannuzzi. Negli audio e nei messaggi acquisiti compaiono insulti rivolti sia alla figlia maggiore sia alla piccola Beatrice. In diverse occasioni l’uomo sarebbe intervenuto nelle comunicazioni tra madre e figlie con frasi offensive e minacciose.
Tra gli elementi raccolti dagli investigatori figurano anche alcune dichiarazioni riferite a Beatrice che la Procura considera particolarmente significative. In un audio del 20 gennaio, riportato negli atti, Iannuzzi avrebbe pronunciato parole gravemente offensive nei confronti della bambina. In un’altra registrazione avrebbe commentato una fotografia del volto tumefatto della piccola con espressioni ritenute dagli inquirenti inquietanti.
Le fotografie trovate durante le indagini rappresentano uno degli aspetti più drammatici del fascicolo. Tra la fine di dicembre e i primi giorni di febbraio, la sorella maggiore avrebbe inviato alla madre numerose immagini che mostravano Beatrice con ecchimosi diffuse, lividi evidenti e ciocche di capelli strappate. In uno degli scatti, datato 22 gennaio, la bambina appare con una lesione al volto tale da rendere difficile l’apertura di un occhio.
Secondo la Procura, quelle immagini documenterebbero una sequenza di lesioni incompatibili con semplici incidenti domestici. Le fotografie sono state inserite tra gli elementi utilizzati per ricostruire le condizioni della bambina nelle settimane precedenti alla morte.
Emanuel Iannuzzi, 42 anni, davanti al giudice si è avvalso della facoltà di non rispondere. Ha dichiarato soltanto di essere sconvolto per quanto accaduto ed è stato poi riportato nel carcere di Genova. Le due sorelle di Beatrice sono state collocate in una struttura protetta.
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