Romano Prodi su Schlein e Meloni, la sfida passa da una coalizione larga e un progetto comune
Romano Prodi sostiene che Elly Schlein possa sfidare con successo Giorgia Meloni, ma solo con una coalizione ampia. L’ex premier critica le primarie aperte e rilancia il tema dell’equità sociale e della difesa europea.
Elly Schlein ha le carte in regola per competere con Giorgia Meloni alle prossime elezioni, ma per riuscirci dovrà contare su un’alleanza ampia e capace di coinvolgere più forze politiche. È questa la convinzione espressa da Romano Prodi durante un intervento televisivo, nel quale l’ex presidente del Consiglio ha affrontato diversi temi legati al futuro del centrosinistra e agli equilibri politici italiani.
Secondo Prodi, la capacità della segretaria del Partito Democratico di battere l’attuale presidente del Consiglio dipenderà soprattutto dalla costruzione di una coalizione solida. Guardando al dibattito sul possibile leader del cosiddetto campo largo, che comprende anche il Movimento 5 Stelle, l’ex premier ha escluso la necessità di ricorrere a primarie aperte. A suo giudizio, la guida dell’alleanza dovrebbe spettare naturalmente al leader della forza politica più rappresentativa, definendo poco credibile il ricorso a consultazioni aperte a tutti gli elettori.
Parlando delle priorità programmatiche della sinistra, Prodi ha affrontato il tema della tassazione e delle disuguaglianze economiche. Pur definendo la patrimoniale una misura teoricamente valida, ha osservato che oggi non esistono le condizioni politiche per introdurla. Ha inoltre ricordato come le campagne elettorali incentrate su tasse e immigrazione abbiano spesso favorito le forze di destra.
L’ex presidente della Commissione europea ha indicato nella lotta alle ingiustizie sociali uno dei punti deboli dell’attuale sinistra europea. A suo avviso manca un progetto chiaro in grado di ridurre le disuguaglianze, elemento che considera essenziale per l’identità stessa delle forze progressiste.
Nel corso dell’intervista si è parlato anche di politica internazionale e sicurezza. Prodi ha sostenuto la necessità di una difesa comune europea, spiegando che il dibattito non dovrebbe limitarsi all’ammontare delle risorse destinate agli armamenti, ma concentrarsi soprattutto sul modo in cui vengono impiegate. Un esercito europeo consentirebbe, secondo la sua analisi, una gestione più efficiente delle spese militari e una maggiore capacità di protezione dei confini orientali e meridionali dell’Unione.
Riferendosi alla posizione del governo italiano, Prodi ha criticato l’opposizione alla difesa comune europea, sostenendo che l’alternativa sarebbe un aumento delle spese nazionali senza un corrispondente incremento del peso politico internazionale.
Sul ruolo della Nato, infine, l’ex premier ha attribuito agli Stati Uniti e in particolare a Donald Trump la responsabilità di aver alterato gli equilibri dell’alleanza atlantica. Secondo Prodi, un’alleanza funziona soltanto quando tutti i partner partecipano alle decisioni. In questa prospettiva, una forza militare europea comune permetterebbe all’Europa di dialogare con maggiore autorevolezza con Washington.
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