Mondiali 2026, Iran ancora senza visti Usa e l'Italia torna a sperare nel ripescaggio
L’Iran prepara il Mondiale 2026 dal Messico mentre restano i problemi sui visti per gli Stati Uniti, alimentando nuovi dubbi sulla partecipazione della nazionale asiatica e sulle residue speranze di ripescaggio dell’Italia.
L’Iran continua ad avvicinarsi ai Mondiali 2026 tra ostacoli diplomatici e tensioni politiche con gli Stati Uniti. A pochi giorni dall’inizio della competizione ospitata da Usa, Messico e Canada, la nazionale iraniana non ha ancora ottenuto tutti i visti necessari per entrare sul territorio americano. La federazione di Teheran ha comunque confermato la partecipazione al torneo, scegliendo il Messico come base operativa durante la fase iniziale della competizione.
La squadra arriverà nei prossimi giorni a Tijuana, al confine con gli Stati Uniti, dopo il ritiro svolto ad Antalya, in Turchia, iniziato il 18 maggio. La scelta di spostare il quartier generale fuori dagli Usa è legata proprio alle difficoltà burocratiche e ai rapporti sempre più tesi tra Washington e la Repubblica Islamica dopo il conflitto esploso in Medio Oriente.
Le difficoltà dell’Iran hanno riaperto, almeno simbolicamente, il tema del possibile ripescaggio dell’Italia. A parlarne è stato Paolo Zampolli, inviato speciale dell’amministrazione Trump, che nei giorni scorsi aveva ammesso di aver proposto alla Fifa e a Gianni Infantino una soluzione straordinaria nel caso di esclusione della nazionale asiatica.
Zampolli ha spiegato che l’ipotesi è stata discussa, ma che la Fifa ha scelto di confermare la presenza iraniana. I giocatori del Team Melli, secondo quanto riferito, riceverebbero autorizzazioni limitate per entrare negli Stati Uniti soltanto nelle giornate delle partite, rientrando poi immediatamente in Messico.
Il presidente della Fifa Gianni Infantino ha ribadito pubblicamente che l’Iran parteciperà al torneo. Durante il Congresso Fifa di Vancouver ha dichiarato che nessuna federazione risulta sospesa e che il calcio deve mantenere una funzione unificante anche in presenza di crisi internazionali.
Proprio il Congresso di Vancouver ha però mostrato quanto la situazione resti delicata. I dirigenti della federazione iraniana, compreso il presidente Mehdi Taj, non sono riusciti a entrare in Canada. Secondo i media iraniani, la delegazione sarebbe stata fermata alla frontiera per i presunti legami di Taj con il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche, inserito dal Canada tra le organizzazioni terroristiche.
La vicenda ha provocato nuove tensioni diplomatiche. La Fifa, attraverso il segretario generale Mattias Grafstrom, ha inviato una lettera ufficiale alla federazione iraniana esprimendo rammarico per quanto accaduto e invitando i dirigenti a un incontro a Zurigo avvenuto il 20 maggio.
Nei giorni successivi Mehdi Taj ha ribadito che la partecipazione dell’Iran al Mondiale dipenderà dal rispetto di precise condizioni poste agli organizzatori. Tra le richieste figurano il rilascio dei visti, garanzie di sicurezza per squadra e dirigenti, tutela della bandiera e dell’inno nazionale e controlli più rigorosi negli aeroporti e nelle aree vicine agli stadi.
Il presidente della federazione iraniana ha definito il Mondiale una risorsa diplomatica fondamentale per il Paese, spiegando che un eventuale ritiro avrebbe conseguenze pesanti anche sul piano politico internazionale.
L’Iran dovrebbe affrontare Nuova Zelanda, Belgio ed Egitto nel Gruppo G del torneo. L’esordio è previsto il 15 giugno a Los Angeles contro la nazionale neozelandese, ma la situazione legata agli ingressi negli Stati Uniti continua a restare sotto osservazione.
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