San Vito Lo Capo, le chat del 12enne armato a scuola tra obiettivi razzisti e slogan fascisti
Un dodicenne di San Vito Lo Capo ha pianificato un attacco contro alcuni compagni musulmani e una studentessa nera. Nelle chat Telegram descrive obiettivi, armi e riferimenti estremisti, mentre gli investigatori cercano eventuali istigatori online.
Un piano preparato nei dettagli, con obiettivi precisi e riferimenti all’estremismo suprematista. È quanto emerge dalle conversazioni Telegram del dodicenne di San Vito Lo Capo, nel Trapanese, entrato a scuola armato di due coltelli e fermato dopo aver ferito un insegnante intervenuto per bloccarlo.
Le chat, acquisite dai carabinieri durante le analisi sui telefoni del ragazzo e della madre, mostrano come il giovane avesse individuato alcuni bersagli all’interno dell’istituto. «I miei principali bersagli sono tre musulmani della mia classe, un altro immigrato musulmano in un’altra classe e una ragazza nera», avrebbe scritto in inglese durante una conversazione online.
Il dodicenne aveva indicato anche l’orario dell’azione, fissato intorno alle 8 del mattino, cioè all’inizio delle lezioni. Nei messaggi descriveva pure l’equipaggiamento preparato per l’attacco. Sulla maglietta, raccontava, aveva scritto «me ne frego», slogan legato al fascismo. Nelle fotografie inviate ai contatti mostrava inoltre un caschetto e una mascherina, spiegando di aver speso circa 200 euro.
Tra gli elementi che stanno attirando l’attenzione degli investigatori c’è la lucidità con cui il ragazzo affrontava il tema delle conseguenze giudiziarie. In una chat spiegava che in Italia i minori di 14 anni non possono essere processati penalmente, sostenendo che la legge considera non ancora pienamente sviluppata la capacità di comprendere le proprie azioni.
Il giovane avrebbe raccontato di progettare l’aggressione da alcuni mesi e di essere già stato escluso più volte dai social. In altri messaggi motivava il gesto con ragioni politiche e citava Brenton Tarrant, autore della strage nelle moschee in Nuova Zelanda del 2019, e Payton Gendron, responsabile della sparatoria del 2022 in un supermercato di Buffalo negli Stati Uniti.
Il piano descritto nelle conversazioni non coincide però del tutto con quanto accaduto nell’istituto. I bersagli indicati erano alcuni studenti, mentre l’unica persona colpita è stata il professore intervenuto durante l’azione. Gli inquirenti stanno cercando di capire se il ragazzo abbia modificato il piano all’ultimo momento oppure se il docente abbia interrotto un’aggressione destinata a continuare.
La Procura per i minorenni di Palermo, guidata da Claudia Caramanna, ha affidato ulteriori approfondimenti alla sezione Antiterrorismo del Ros. Gli investigatori stanno verificando eventuali fenomeni di radicalizzazione online e la possibile presenza di persone che possano aver influenzato o incoraggiato il minore.
In una delle ultime conversazioni analizzate, il dodicenne escludeva l’ipotesi di togliersi la vita dopo l’attacco, sostenendo che il suicidio fosse contrario alla religione cristiana. Aggiungeva poi che probabilmente sarebbe stato inviato in una struttura psichiatrica.
La madre del ragazzo continua intanto a dichiararsi sconvolta da quanto scoperto. Stringendo una fotografia del figlio da bambino, avrebbe ripetuto di non riconoscere il contenuto di quelle chat e di voler capire chi possa aver spinto il figlio verso un gesto simile.
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