Edgar Morin è morto a Parigi, addio al filosofo che ha rivoluzionato il pensiero complesso
Edgar Morin è morto a Parigi alla vigilia dei 105 anni. Filosofo e sociologo francese, ha rivoluzionato il dibattito culturale con il pensiero complesso e un approccio interdisciplinare che ha influenzato generazioni di studiosi.
È morto a Parigi Edgar Morin, tra i più influenti filosofi e sociologi del Novecento europeo. Aveva quasi 105 anni. Intellettuale francese noto in tutto il mondo per la teoria del pensiero complesso, ha dedicato la sua vita allo studio delle relazioni tra scienza, cultura, politica e società, superando i confini tradizionali tra le discipline.
Nato l’8 giugno 1921 nella capitale francese con il nome Edgar Nahoum, proveniva da una famiglia ebraica sefardita di origini livornesi. Durante l’occupazione nazista entrò nella Resistenza francese e adottò il cognome Morin, che avrebbe mantenuto per tutta la vita. Militò nel Partito comunista francese fino al 1951, anno della sua espulsione dopo la pubblicazione di un testo critico sui processi staliniani.
Dopo gli studi in lettere e diritto all’università di Tolosa, nel dopoguerra lavorò per il governo militare francese in Germania occupandosi di propaganda. Tornato in Francia, intraprese la carriera giornalistica e successivamente entrò al Cnrs, il Centro nazionale francese per la ricerca scientifica, dove sviluppò ricerche sulla cultura di massa, i media, il cinema e i comportamenti sociali.
La sua opera più nota resta “Il metodo”, un progetto editoriale monumentale in sei volumi attraverso cui elaborò la teoria della complessità. Morin sosteneva la necessità di collegare i saperi e superare la frammentazione delle conoscenze moderne. Per il filosofo, la realtà non poteva essere compresa separando rigidamente discipline scientifiche, sociali e umanistiche.
Nel corso della sua attività ha affrontato temi molto diversi tra loro: dalla sociologia del cinema alla biologia, dall’epistemologia alla politica internazionale. Tra i suoi libri più conosciuti figurano “I divi”, “L’industria culturale”, “Introduzione al pensiero complesso” e “La natura dell’Urss”. Ha inoltre raccontato il Sessantotto francese e le trasformazioni della società contemporanea attraverso saggi diventati punti di riferimento nel dibattito europeo.
Morin fu anche animatore culturale e direttore di importanti riviste francesi. Nel 1956 fondò “Arguments”, mentre negli anni Sessanta partecipò alla nascita della rivista “Communications” insieme a Roland Barthes e Georges Friedmann. Dal 1977 insegnò all’École des Hautes Études en Sciences Sociales, diventandone professore onorario.
Nel 1998 il ministero dell’Istruzione francese gli affidò la guida del comitato scientifico per la riforma dei programmi scolastici delle scuole superiori. La sua riflessione sul sapere interdisciplinare influenzò profondamente anche il mondo dell’educazione.
Nel corso della carriera ricevette numerosi riconoscimenti internazionali, tra cui il Premio europeo Charles Veillon e oltre venti lauree honoris causa assegnate da università di diversi Paesi. In Italia venne premiato dalle università di Milano, Palermo, Napoli, Messina e Perugia, oltre a ricevere il Premio Viareggio-Versilia e il Premio Scanno per la sociologia.
Fino agli ultimi anni continuò a scrivere e pubblicare saggi. Nel 2019 uscì il volume autobiografico “I ricordi mi vengono incontro”, nel quale ripercorse le tappe principali della propria vita personale e intellettuale.
Edgar Morin è morto. Addio al grande pensatore francese, ultimo erede dellIlluminismo

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