Niccolò Fabi racconta Olivia, il dolore dopo la morte della figlia e l'aiuto trovato nella musica
Niccolò Fabi racconta il dolore per la morte della figlia Olivia e spiega come musica e volontariato in Africa lo abbiano aiutato a trasformare la sofferenza in un percorso di condivisione e solidarietà.
Niccolò Fabi è tornato a parlare della morte della figlia Olivia, scomparsa nel 2010 a soli due anni a causa di una meningite fulminante. Ospite di Tg1 Talks, il cantautore romano ha raccontato come quella tragedia abbia cambiato profondamente la sua vita e il suo modo di guardare il mondo.
«La condizione di un genitore che perde un figlio è un dolore così forte e incomprensibile che nella lingua italiana non esiste una parola capace di definirlo», ha spiegato Fabi, ricordando un’esperienza che continua a segnare il suo percorso umano e artistico anche dopo sedici anni.
Il musicista ha raccontato di aver trovato un sostegno decisivo nell’incontro con Africa Cuamm, organizzazione impegnata nella tutela sanitaria nei Paesi africani. Attraverso i viaggi e i progetti condivisi con l’associazione, Fabi ha trovato un modo diverso di convivere con la sofferenza.
Secondo il cantautore, il dolore non può essere cancellato, ma può essere inserito dentro il flusso della vita senza trasformarsi in rabbia. La musica, in quel periodo, ha avuto un ruolo centrale. «L’arte è stata uno strumento di unione e condivisione», ha raccontato, spiegando come le emozioni più intense possano diventare una forza capace di orientare le persone.
Tra le esperienze che ricorda con maggiore intensità ci sono i viaggi nella Repubblica Centrafricana e nel Sud Sudan. Nel primo caso, Fabi ha condiviso il percorso con don Dante Carraro e con don Luigi Mazzucato, figure molto vicine alla famiglia anche durante i funerali di Olivia.
Il viaggio in Sud Sudan, invece, è nato quasi per caso insieme a Max Gazzè e Daniele Silvestri. I tre artisti cercavano un periodo libero per trascorrere qualche giorno insieme lontano dagli impegni professionali e l’unica settimana disponibile coincideva con la missione organizzata per consegnare una raccolta fondi.
Nel corso dell’intervista, Fabi ha parlato anche di ciò che avrebbe voluto fare se non fosse diventato musicista. «Avrei fatto il medico o l’insegnante», ha detto, spiegando di considerare sanità e istruzione due pilastri fondamentali della società perché legati sia alla salute fisica sia alla crescita personale e culturale.
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