Maldive, dubbi sull'attrezzatura dei cinque sub italiani morti nella grotta a 60 metri

Monica Montefalcone è tra i cinque sub italiani morti alle Maldive durante un’immersione in grotta. Gli investigatori stanno verificando attrezzature, brevetti e condizioni della discesa dopo il recupero dei corpi a circa 60 metri.

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Maldive, dubbi sull'attrezzatura dei cinque sub italiani morti nella grotta a 60 metri
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Proseguono alle Maldive gli accertamenti sulla morte dei cinque sub italiani trovati senza vita all’interno di una grotta sommersa. Dopo il recupero dei corpi, gli investigatori stanno concentrando l’attenzione sull’equipaggiamento utilizzato durante l’immersione, ritenuto da diversi esperti non adeguato a una discesa di quel tipo.

Dalle prime informazioni raccolte, parte del gruppo avrebbe utilizzato bombole da 12 litri e normale aria compressa invece di miscele tecniche come il trimix, impiegato di solito per immersioni profonde attorno ai 60 metri. Secondo quanto trapelato, l’attrezzatura recuperata sarebbe più vicina a quella usata nelle immersioni ricreative che a quella prevista per esplorazioni in grotta.

Tra gli elementi finiti sotto esame anche la muta indossata dalla professoressa Monica Montefalcone. Fonti locali sostengono che la donna avesse una versione corta, più leggera rispetto alla classica muta integrale. Un dettaglio che ha alimentato discussioni nelle ultime ore, anche se il marito Carlo Sommacal ha ridimensionato la questione ricordando che in questo periodo il mare maldiviano presenta temperature elevate.

Sommacal ha respinto le ipotesi circolate sull’equipaggiamento della moglie, spiegando che la scelta di una muta più leggera non gli era sembrata insolita. Ha inoltre chiesto di evitare supposizioni sulla tragedia finché le indagini non avranno chiarito cosa sia accaduto durante la discesa.

L’avvocata Orietta Stella, che assiste il tour operator verbanese Albatros Top Boat, ha dichiarato che dai documenti disponibili nessuno dei partecipanti avrebbe avuto il brevetto “full cave”, necessario per immersioni con penetrazione in grotta. Secondo la legale, per raggiungere il punto in cui i sub sono stati ritrovati sarebbe servita una certificazione specifica.

La stessa avvocata ha spiegato che restano ancora molti aspetti da chiarire, compresa la presenza di torce, cavi guida e altra strumentazione fondamentale in ambienti completamente bui. Gli investigatori maldiviani stanno ora analizzando l’attrezzatura recuperata insieme ai filmati delle GoPro utilizzate durante l’immersione.

Le immagini registrate dalle videocamere potrebbero permettere di ricostruire profondità raggiunte, velocità di discesa e movimenti del gruppo prima dell’incidente. Gli accertamenti dovranno stabilire se si sia trattato di una discesa pianificata verso la grotta o se qualcosa abbia spinto i sub fuori dal percorso previsto.

La procura di Roma valuta intanto l’apertura di un fascicolo. In quel caso verrebbe avviata una rogatoria internazionale per acquisire gli atti raccolti dalla polizia maldiviana e tutta la documentazione tecnica legata all’immersione.

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