Sub italiani morti alle Maldive, dubbi sull'immersione in grotta senza brevetti specifici

Cinque sub italiani sono morti alle Maldive dopo un’immersione in grotta senza brevetti specifici né attrezzature adeguate. L’incidente è avvenuto durante una spedizione scientifica autorizzata dal governo locale.

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Le indagini sulla morte dei cinque subacquei italiani alle Maldive si concentrano sulle modalità dell’immersione effettuata durante una spedizione scientifica a bordo della Duke of York, imbarcazione del tour operator Albatros Boat Tour. Gli accertamenti sono affidati alla Polizia di Malé e alla Procura di Roma.

Tra i punti al vaglio degli investigatori ci sono le autorizzazioni necessarie per superare i trenta metri di profondità e l’effettiva abilitazione dei partecipanti. Secondo Orietta Stella, avvocata di Albatros ed esperta speleosub con lunga esperienza nell’arcipelago, la questione principale riguarderebbe però un altro aspetto dell’immersione.

La legale ha spiegato che il gruppo si sarebbe addentrato in una grotta subacquea, situazione che richiede protocolli diversi rispetto alle normali immersioni ricreative. Quando la luce naturale non è più visibile, infatti, entrano in vigore regole tecniche molto rigide previste dalle associazioni internazionali di settore.

Per questo tipo di attività servono strumenti specifici come il cosiddetto Filo di Arianna, utilizzato per segnare il percorso di uscita, oltre a torce di riserva, doppi erogatori e marker direzionali. Stella sostiene che nessuno dei cinque sub possedesse il brevetto necessario per affrontare un’immersione in grotta.

La Duke of York, ha precisato la legale, era organizzata esclusivamente per immersioni ricreative e non disponeva delle attrezzature richieste per attività speleosubacquee. Albatros era stata informata della spedizione scientifica autorizzata dal governo maldiviano, finalizzata al campionamento dei coralli e al monitoraggio delle specie ittiche, ma non avrebbe saputo nulla dell’ingresso nella grotta.

Resta da chiarire perché il capobarca e istruttore subacqueo Gianluca Benedetti abbia deciso di proseguire comunque l’immersione. Stella non ha voluto avanzare ipotesi, spiegando che saranno gli elementi raccolti durante l’inchiesta a chiarire quanto accaduto. Tra i materiali analizzati ci saranno anche i computer subacquei e le registrazioni delle GoPro recuperate dopo la tragedia.

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