Italiani morti alle Maldive, dubbi sui permessi per l'immersione nella grotta di Alimathà
La spedizione subacquea costata la vita a cinque italiani alle Maldive aveva permessi fino a 50 metri, ma una delle vittime non risultava nel team autorizzato. Le indagini si concentrano ora sull’immersione nella grotta di Alimathà.
Le autorizzazioni rilasciate per la missione scientifica alle Maldive consentivano immersioni tra 0 e 50 metri di profondità. È quanto emerge mentre proseguono gli accertamenti sulla tragedia avvenuta il 14 maggio nella grotta di Alimathà, dove hanno perso la vita cinque sub italiani durante un’esplorazione subacquea.
Secondo quanto riferito dalle autorità maldiviane, l’accesso alla cavità si trova a circa 47 metri, mentre il punto più profondo raggiunge i 60 metri. I soccorritori specializzati nei recuperi in profondità dovranno arrivare proprio in quell’area per recuperare i corpi delle quattro vittime ancora disperse.
Tra le persone decedute ci sono Monica Montefalcone, docente di Ecologia dell’Università di Genova, la figlia Giorgia Sommacal, la ricercatrice Muriel Oddenino, la guida subacquea Gianluca Benedetti e il biologo Federico Gualtieri.
Mohamed Hussain Shareef, portavoce del presidente delle Maldive Mohamed Muizzu, ha spiegato che la documentazione presentata dal gruppo di ricerca non faceva riferimento a immersioni in grotta. Le richieste autorizzative indicavano gli atolli interessati dalle attività scientifiche, ma senza specificare i siti esatti delle immersioni.
Le autorizzazioni, valide dal 3 al 17 maggio, comprendevano sei atolli, tra cui quello di Vaavu. Nel team indicato nei documenti comparivano Monica Montefalcone, Muriel Oddenino e Federico Gualtieri. Anche Gianluca Benedetti avrebbe preso parte all’immersione a quella profondità, mentre Giorgia Sommacal non risultava inserita ufficialmente nel gruppo di ricerca.
Shareef ha ricordato il legame costruito negli anni tra la professoressa Montefalcone e le Maldive grazie alle sue attività scientifiche sui coralli molli e sui sistemi di barriera corallina. L’Università di Genova conduceva infatti missioni di studio nell’arcipelago da almeno quattro anni con regolari autorizzazioni rilasciate dal Dipartimento di ricerca marina.
Separatamente, il portavoce ha chiarito che i problemi amministrativi riguardavano la licenza turistica dell’imbarcazione utilizzata dal gruppo, precisando che si tratta di una vicenda distinta rispetto alle autorizzazioni scientifiche.
Intanto i legali della famiglia di Federico Gualtieri hanno chiesto prudenza sulle ricostruzioni diffuse finora. Gli avvocati Antonello Riccio e Gianluigi Dell’Acqua hanno dichiarato che il giovane biologo possedeva una preparazione tecnica avanzata e numerosi brevetti specialistici Padi ottenuti dal 2011.
Secondo i familiari, Gualtieri aveva maturato esperienza in immersioni complesse anche alle Maldive ed era conosciuto per il suo approccio attento e metodico. I legali sostengono quindi che non vi siano elementi per attribuire comportamenti imprudenti al sub, sottolineando che restano ancora senza risposta diversi aspetti dell’organizzazione dell’immersione, dalle finalità dell’escursione fino alle attrezzature utilizzate.
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