Chi è Teresa Potenza a Belve Crime, il racconto choc sulla mafia foggiana e le violenze del boss Mastrangelo

Teresa Potenza racconta a Belve Crime gli anni vissuti accanto al boss Giuseppe Mastrangelo e la scelta di collaborare con la giustizia dopo minacce, violenze e settimane di prigionia mentre era incinta del figlio del capoclan.

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Teresa Potenza torna a parlare pubblicamente della sua vita accanto al boss di Cerignola Giuseppe Mastrangelo nell’intervista trasmessa martedì 19 maggio a Belve Crime con Francesca Fagnani. Oggi testimone di giustizia, è considerata la prima donna ad aver infranto il silenzio della mafia foggiana collaborando con i magistrati.

Nel corso della trasmissione, Potenza ripercorre anni segnati da minacce, aggressioni e continui soprusi. Racconta episodi di estrema violenza subiti durante la relazione con Mastrangelo, condannato a tre ergastoli per quattro omicidi anche grazie alle dichiarazioni rese dalla donna agli investigatori.

Tra i passaggi più duri dell’intervista, Teresa Potenza descrive una notte trascorsa in campagna insieme al boss. “Mi mise la pistola prima in bocca e poi alla testa”, racconta, spiegando di essere stata umiliata e minacciata mentre cercava di allontanarsi da lui.

La testimone riferisce anche alcune confessioni che Mastrangelo le avrebbe fatto sugli omicidi avvenuti durante la guerra di mafia a Cerignola. In particolare cita il triplice assassinio di tre giovani innocenti, uccisi dopo essere stati visti in compagnia di affiliati a un clan rivale. Secondo il suo racconto, il boss le disse di essere stato lui a compiere quel delitto.

Le dichiarazioni di Potenza hanno avuto un ruolo centrale nell’operazione Cartagine, l’inchiesta che ha colpito duramente i gruppi criminali della zona di Cerignola. La donna racconta di aver vissuto per anni nel timore di essere eliminata e definisce sé stessa “una vittima mancata di lupara bianca”.

Durante il colloquio con Francesca Fagnani, ricorda un altro episodio avvenuto mentre Mastrangelo era sotto l’effetto della cocaina. “Diceva che decideva lui chi doveva vivere e chi morire”, afferma Potenza, riportando le parole con cui il boss vantava il controllo esercitato sugli uomini del clan e i metodi usati per uccidere e occultare i corpi.

La decisione di collaborare con la giustizia arriva dopo settimane di sequestro. Teresa Potenza era incinta del figlio del boss quando scelse di fuggire e rivolgersi ai magistrati. Nell’intervista spiega che quella scelta nacque dal desiderio di offrire al bambino una vita lontana dalla criminalità e dalla violenza.

Anteprima Belve Crime - Teresa Potenza - Martedì 19 maggio in prima serata su Rai2

Video Anteprima Belve Crime - Teresa Potenza - Martedì 19 maggio in prima serata su Rai2
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