Trump frena l'attacco all'Iran, ma Teheran prepara civili e difese a un possibile conflitto

L’Iran alza il livello dell’allerta dopo le minacce di Donald Trump, che ha sospeso un attacco militare ma continua a evocare raid contro Teheran. Nella capitale iraniana compaiono corsi pubblici per imparare a usare i fucili.

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Gli Stati Uniti hanno sospeso un attacco militare contro l’Iran previsto nelle ultime ore, ma il confronto tra Washington e Teheran resta aperto. Donald Trump ha confermato di aver fermato l’operazione dopo le pressioni arrivate da alcuni leader del Golfo, pur ribadendo che gli Usa sono pronti a intervenire con un’offensiva su larga scala se i negoziati dovessero fallire.

Il presidente americano ha spiegato su Truth Social che la richiesta di rinviare l’azione militare è arrivata dall’emiro del Qatar Tamim bin Hamad Al Thani, dal principe saudita Mohammed bin Salman e dal presidente degli Emirati Arabi Uniti Mohamed bin Zayed Al Nahyan. Secondo Trump, i leader arabi ritengono ancora possibile raggiungere un’intesa sul dossier nucleare iraniano.

Nel messaggio pubblicato online, il presidente ha precisato di aver ordinato al Pentagono e alle forze armate statunitensi di interrompere i preparativi dell’attacco, mantenendo però lo stato di allerta. Trump ha aggiunto che, in assenza di un accordo ritenuto soddisfacente da Washington, gli Stati Uniti potrebbero riprendere rapidamente le operazioni militari contro l’Iran.

Parlando con i giornalisti alla Casa Bianca, Trump ha sostenuto che l’obiettivo americano resta impedire a Teheran di ottenere un’arma nucleare. Ha anche dichiarato che diversi Paesi stanno mediando tra le due parti per evitare un’escalation militare nella regione.

Il presidente americano ha mostrato una linea più rigida anche sul negoziato relativo all’arricchimento dell’uranio. In un’intervista telefonica al New York Post ha escluso nuove concessioni all’Iran, lasciando intendere che Washington considera insufficiente l’ultima proposta avanzata da Teheran.

Intanto nella capitale iraniana cresce la mobilitazione interna. Secondo un reportage della Cnn, nelle piazze di Teheran sono comparsi chioschi e postazioni improvvisate dove istruttori mostrano ai civili come usare kalashnikov e fucili d’assalto. In alcune aree della città uomini e donne partecipano a dimostrazioni pubbliche dedicate al montaggio e allo smontaggio delle armi.

Le immagini trasmesse dall’emittente americana mostrano anche bambini impegnati in esercitazioni simboliche sotto la supervisione di istruttori armati. In Piazza Vanak, una donna con il chador avrebbe ricevuto indicazioni pratiche sull’utilizzo di un Ak-47 davanti ai passanti.

Anche la televisione di Stato iraniana ha contribuito alla campagna di mobilitazione. Sul canale Ofogh, il conduttore Hossein Hosseini ha sparato un colpo verso il soffitto dello studio durante una trasmissione dedicata all’uso delle armi. In un’altra emittente nazionale, la presentatrice Mobina Nasiri è apparsa in diretta mentre teneva un fucile d’assalto, spiegando di voler imparare a utilizzarlo come il resto della popolazione.

Dal governo iraniano continuano però ad arrivare segnali di apertura diplomatica. Il presidente Masoud Pezeshkian ha dichiarato che il dialogo con gli Stati Uniti prosegue senza che Teheran intenda rinunciare ai propri diritti sul programma nucleare. Il capo dello Stato iraniano ha parlato di negoziati condotti “con dignità” e nel rispetto degli interessi nazionali.

Nel frattempo, secondo l’agenzia Mehr, l’Iran ha attivato i sistemi di difesa aerea sull’isola di Qeshm, nello stretto di Hormuz, uno dei punti strategici più delicati per il traffico energetico mondiale.

Sullo sfondo proseguono i contatti diplomatici internazionali. Una fonte regionale citata da Haaretz sostiene che il Pakistan stia assumendo un ruolo centrale nei colloqui indiretti tra Iran e Stati Uniti, con il supporto di Qatar, Arabia Saudita, Turchia ed Egitto. Secondo la stessa fonte, Teheran sarebbe pronta a valutare una moratoria di dieci anni sull’arricchimento dell’uranio, mentre Washington continua a chiedere uno stop di vent’anni.

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