Sub italiani morti alle Maldive, corsa contro il tempo per recuperare i corpi nella grotta
Quattro sub italiani morti alle Maldive, una squadra di specialisti è partita per recuperare i corpi intrappolati in una grotta profonda. I soccorritori temono l’azione degli squali e le difficoltà legate alla scarsa visibilità.
Le operazioni per riportare in superficie i corpi dei quattro sub italiani dispersi nelle acque di Alimathà sono entrate nella fase più delicata. Dopo i primi tentativi, le autorità delle Maldive hanno definito il recupero un intervento estremamente rischioso a causa della profondità e delle condizioni presenti all’interno della grotta sommersa.
Per affrontare la missione è partita verso Malé una squadra di specialisti finlandesi della fondazione Dan Europe, organizzazione internazionale che si occupa di sicurezza e soccorso subacqueo. Gli esperti selezionati sono sub-speleologi con esperienza in immersioni profonde e operazioni complesse.
Laura Marroni, vicepresidente e amministratrice delegata della fondazione, ha spiegato che la priorità assoluta resta il recupero rapido dei corpi. Secondo gli specialisti, il tempo rappresenta un fattore decisivo anche per la presenza di predatori marini nelle acque tropicali. In ambienti simili, infatti, non si possono escludere attacchi da parte degli squali o altri problemi legati alle condizioni ambientali.
Gli operatori dovranno lavorare in condizioni molto difficili. Uno dei problemi principali è la visibilità quasi nulla provocata dai sedimenti che si sollevano durante i movimenti all’interno della cavità. A complicare ulteriormente l’intervento c’è anche uno stretto passaggio che collega due camere della grotta, largo appena pochi metri.
La squadra inviata da Dan Europe è composta da subacquei capaci di raggiungere profondità superiori ai 150 metri. Si tratta di professionisti specializzati in recuperi estremi, scelti per affrontare un ambiente che richiede competenze tecniche fuori dal comune.
Nelle Maldive, inoltre, mancano molte delle attrezzature normalmente utilizzate per immersioni di questo tipo. Gli specialisti hanno avuto difficoltà persino nel reperire l’elio necessario alle miscele respiratorie profonde. L’arcipelago è noto soprattutto per il turismo subacqueo ricreativo e non dispone di strutture organizzate per operazioni speleologiche ad alta profondità.
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