PMI italiane e intelligenza artificiale, oltre 5 ore risparmiate ogni settimana secondo OpenAI
OpenAI rileva che le PMI italiane che usano l’intelligenza artificiale recuperano oltre cinque ore a settimana. La ricerca mostra però difficoltà su formazione, sicurezza e integrazione stabile degli strumenti nei processi aziendali.
Le piccole e medie imprese italiane stanno utilizzando sempre più spesso strumenti di intelligenza artificiale per velocizzare le attività quotidiane e alleggerire il carico operativo. Secondo una ricerca presentata da OpenAI durante un incontro organizzato a Milano, le aziende che già impiegano queste tecnologie recuperano in media 5,2 ore di lavoro ogni settimana.
L’indagine è stata condotta su mille responsabili di PMI italiane e fotografa un utilizzo ormai diffuso degli strumenti basati sull’IA. Il 79% delle imprese coinvolte dichiara di servirsi di queste tecnologie sul lavoro, ma il livello di adozione cambia sensibilmente in base alla dimensione aziendale. Le medie imprese arrivano al 91%, mentre tra lavoratori autonomi e realtà più piccole la quota scende al 68%.
Molte aziende usano l’IA per attività pratiche e ripetitive. Tra gli impieghi più frequenti compaiono la ricerca e la sintesi di informazioni, indicata dal 43% degli intervistati, la scrittura di comunicazioni aziendali con il 31% e la preparazione di proposte commerciali o contenuti marketing, citata dal 29%.
Per gran parte delle imprese che già utilizzano questi strumenti, il vantaggio principale resta il tempo recuperato. Il 96% dei partecipanti alla ricerca afferma di aver ottenuto benefici concreti in termini di produttività. Le ore risparmiate vengono poi reinvestite soprattutto nello sviluppo di prodotti e servizi, nella pianificazione strategica e nelle attività creative.
Secondo il 61% dei decisori aziendali coinvolti nello studio, l’uso dell’IA migliora anche l’efficacia del lavoro quotidiano. In molte realtà con organici ridotti, questi strumenti permettono di gestire attività più complesse senza aumentare il personale.
La crescita però non è priva di ostacoli. Quasi la metà delle PMI prevede di ampliare l’uso dell’intelligenza artificiale entro i prossimi tre mesi, ma le aziende segnalano diversi problemi operativi. Il 27% indica la mancanza di competenze specifiche, mentre un’altra quota equivalente esprime timori legati a privacy e sicurezza dei dati. Tra le difficoltà più citate compare anche il poco tempo disponibile per introdurre nuovi processi.
La ricerca mostra inoltre che molte imprese non hanno ancora definito regole precise sull’utilizzo di questi strumenti. Solo il 37% dichiara di possedere una policy aziendale formale dedicata all’IA. In numerosi casi i dipendenti utilizzano applicazioni e piattaforme in autonomia, senza linee guida condivise.
I dati sono stati diffusi durante un evento dedicato allo SME AI Accelerator, programma lanciato da OpenAI insieme a Confartigianato Imprese e Booking.com. L’iniziativa punta ad aiutare le aziende italiane ad adottare l’intelligenza artificiale attraverso corsi pratici, esempi concreti e supporto operativo.
Il progetto è rivolto soprattutto alle micro e piccole imprese, che rappresentano una parte centrale del tessuto economico italiano. Il programma prevede attività sia in presenza sia online tramite OpenAI Academy e non richiede competenze tecniche avanzate.
Rino Mura, responsabile Partnerships EMEA di OpenAI, ha spiegato che molte aziende italiane stanno già sperimentando l’intelligenza artificiale, ma incontrano difficoltà nel trasformare queste prove in strumenti integrati e continuativi. Secondo Mura, la priorità per le PMI è ridurre il peso delle attività ripetitive e recuperare tempo da dedicare al rapporto con i clienti e alle competenze specialistiche.
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