Trump boccia la risposta dell'Iran, tregua fragile e tensione alta sul nucleare

Trump respinge le richieste dell’Iran sulla tregua e sul nucleare, mentre Washington valuta nuove mosse militari. Sul tavolo restano lo Stretto di Hormuz e il destino dell’uranio arricchito.

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La tregua tra Stati Uniti e Iran resta estremamente precaria. Donald Trump ha definito “inaccettabile” la risposta inviata da Teheran al piano americano pensato per fermare il conflitto, sostenendo che il cessate il fuoco sia ormai vicino al collasso. Il presidente americano ha parlato di una situazione “in terapia intensiva”, lasciando intendere che Washington stia rivalutando anche l’ipotesi di nuove operazioni militari.

Secondo Trump, il nodo principale riguarda il programma nucleare iraniano. La Casa Bianca sostiene che Teheran avesse inizialmente accettato di consegnare agli Stati Uniti circa 440 chili di uranio arricchito al 60%, salvo poi cambiare posizione nel giro di pochi giorni. Il presidente americano ha spiegato che il materiale si troverebbe in un sito gravemente danneggiato, tanto da rendere complesso qualsiasi recupero tecnico.

L’Iran, dal canto suo, continua a chiedere la fine delle ostilità, garanzie sul controllo dello Stretto di Hormuz e compensazioni economiche legate ai danni di guerra. Le distanze tra le due parti restano profonde e i negoziati non hanno prodotto risultati concreti.

Nel frattempo il mercato energetico continua a reagire con forte instabilità. Il prezzo del petrolio oscilla da giorni e i carburanti restano su livelli elevati. Trump si è detto convinto che le quotazioni possano crollare rapidamente una volta conclusa la crisi, pur senza fornire dettagli sul piano diplomatico o militare che intende seguire.

Il presidente americano ha ribadito che Washington non accetterà mai un Iran dotato di armi nucleari. Ha inoltre rivendicato la superiorità militare statunitense e l’efficacia del blocco navale nell’area del Golfo Persico.

Da Teheran, però, arrivano segnali opposti. Un rapporto dell’intelligence americana, citato dal Washington Post, sostiene che l’economia iraniana possa resistere ancora alcuni mesi prima di entrare in una fase critica. Questo scenario potrebbe allungare i tempi dello scontro politico e diplomatico fino alla fine dell’estate.

Il presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, ha dichiarato sui social che le forze armate iraniane sono pronte a reagire a qualsiasi attacco. Secondo il dirigente iraniano, eventuali decisioni militari sbagliate da parte degli avversari produrrebbero conseguenze pesanti.

La prossima tappa decisiva potrebbe essere il viaggio di Trump in Cina, dove il presidente americano incontrerà Xi Jinping. Secondo fonti vicine ai colloqui, il confronto con Pechino potrebbe avere un peso determinante nei futuri negoziati tra Washington e Teheran.

Negli stessi giorni è prevista anche la riunione dei ministri degli Esteri dei Brics a Delhi. Tra i partecipanti potrebbe esserci il ministro iraniano Abbas Araghchi. La presenza dei rappresentanti di Arabia Saudita ed Egitto viene considerata significativa per i contatti indiretti in corso tra Stati Uniti e Iran, sostenuti dalla mediazione del Pakistan.

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